domenica 27 settembre 2009

Mastro Lindo?


Ora, non è che una voglia per forza lamentarsi. Tutto sommato devo essere grata al mio fidanzo che mi ospita da quasi 8 anni a casa sua. Con il tempo lui ha cominciato a tenere alla convivenza più di me, che sono in linea di massima una paladina del "Condividiamo il quotidiano, cresciamo insieme etc.etc." (lo so che i maschi di solito se la ridono di queste definizioni, ma son pur cose che hanno un nome). Il motivo di questo cambio d'opinione risiede soprattutto in un vizio, cioè continuare a sottolineare il mio disordine. Se lo sentiste parlare pensereste che s'è preso in casa una punk appena uscita da uno squat. La realtà per come la vedo io è che sono sì disordinata (e tanto), ma fondamentalmente pulita. Certo, non lavo volentieri i piatti (sono anni che chiedo invano una lavastoviglie) ma lo faccio, anche se essendo un tipo contemplativo ci metto un pò, piego i vestiti senza stirarli a meno che non siano cose particolari, ogni tanto semino qualche foglio di carta qua e là...
Ora che lui è in pensione mi aspettavo che con tutto il lamentarsi fatto in questi anni la casa sarebbe stata uno specchio: il suo unico impegno fisso è un giorno la settimana al bar con gli amici. Non s'è ancora iscritto ad alcun corso nè ha hobby che persegue con continuità (saltella da una cosa all'altra durante la giornata), non fa neanche volontariato.
Ebbene, la casa non è mai stata così sporca. L'unica cosa che fa è lavare i piatti perchè teme gli scarafaggi (buoni amici dei nostri vicini). Per il resto latita e ora che sono tornata a lavorare non posso star dietro alle faccende che nel fine settimana. Ma se (come è successo lo scorso week end) non ci sono, posso star certa che lui non muoverà un dito. Finalmente stamattina ho potuto spazzare i pavimenti, mi sembra di aver tirato su il Sahara (c'è moltissima polvere a Milano), il divano, i mobili, tutto era impolverato. E lasciamo perdere il tappeto che lui spazzola quando va bene una volta all'anno.
Nonostante tutto questo, sarà sempre lui a rompermi le palle se lascio un capello o uno sbaffo di dentifricio nel lavandino. Ah, beh, in compenso ha comprato lo shampoo e il guanto di spugna per lavare l'automobile...

sabato 26 settembre 2009

Canzone del giorno

Ancora PJ Harvey: "Highway 61" una delle cover di Dylan da me preferite. Dall'album "Rid of me"

venerdì 25 settembre 2009

Canzone del giorno

"Victory" di PJ Harvey, dal suo primo album DRY

giovedì 24 settembre 2009

Canzone del giorno

"I'm not even gonna try" di Dave Devant and his Spirit wife. Lo so che ve ne ho già parlato, ma l'idea di non provare neanche ad entrare nel circo della vita intesa come competizione, lavoro regolare, noia, relazioni pallose mi si addice troppo. All together!

Ecco Monty!


Sabato scorso ero ad un seminario per burattinai e nella valigia di una mia amica, guardate cos'ho trovato! Un burattino che a parte il colore dei capelli e l'espressione un pò fissa, è tutto Monty!!!!

mercoledì 23 settembre 2009

L'amore in una pagina

Nel manuale d'Italiano per stranieri che ho comprato c'è una pagina, intitolata "Sentimenti".
Se non fosse quello che realmente è, potrebbe trattarsi di una splendida sintesi delle storie d'amore. Magari non tutte. La riporto qui sotto.

Sono contento.
Mi piace.
Mi fa piacere.
Sei gentile:
Sei carina.
Sto Bene con te.
Mi piaci molto.
Ti voglio bene.
Ti amo.
Spero che tu sia sincero.
Che bello!
Splendido!
Sono arrabbiato.
Temo sia impossibile.
Non voglio.
Non mi piace.
Non mi trovo bene con te.
Non sei gentile.
Non mi piaci.
Ti odio.
Che orrore!

(Da: "Manuale facile d'italiano per gli stranieri in Italia" Vallardi)

Canzone del giorno

Visto l'augusto compleanno odierno vi aspettate una canzone di Springsteen? Ok, "It's hard to be a saint in the city", ma cantata da David Bowie, un altro che è arrivato a 60 anni con stile...

Surpise, surprise!


Faticherete a crederci, ma quest'uomo bello , possente, vigoso, romantico e sexy insieme, che appare all'apice del suo vigore sessuale e che suona ancora senza risparmiarsi per tre ore a show, oggi compie sessant'anni. Per l'occasione riceverà un'onorificenza alla carriera dal Presidente Obama.

Bene Bruce, adesso che sei entrato nella terza età, pensioni quella che spacci ancora per la E Street Band e ci fai un disco decente, per piacere?

Auguri, Man.

martedì 22 settembre 2009

Canzone del giorno

"Time is running out" dei Muse. Album "Absolution", uno dei miei preferiti. Il brano con cui li conobbi, scambiandoli per i Radiohead. Meravigliosamente melodrammatico e disperatamente romantico.

lunedì 21 settembre 2009

I love recycling


Per la sottoscritta il riciclo è quasi un esercizio zen: rosa dai sensi di colpa per la mia vita urbana, depressa dalle notizie sui disastri ambientali e la fine del mondo (non ad opera di alieni ma degli indigeni), cerco rifugio e terapia nell'amorevole separazione dei rifiuti da me prodotti. Pur non ritenendomi una gran consumista (il mio lusso è un libro, un capo d'abbigliamento quando proprio serve o un disco quando si esagera), sono sconcertata dalla quantità di pattume che produco per il solo fine di mangiare.
Basta comprare un pò di carne o di uova al supermarket per avere il bidone della plastica semicolmo. Basta un pò di yogurt per fare un mucchio di bicchierini, bastano due bottiglie d'acqua (anche se noi si beve quella del rubinetto).
Nella mia crociata contro l'eccesso d'imballo ho però un grande avversario: il mio fidanzato. Egli, come molti uomini purtroppo, non ha coscienza ecologica e si ostina a commettere errori grossolani e, a volte, sospetto pure deliberati. Qualche esempio:
Latte: vuole quello nella bottiglia di plastica, più plastica che latte. Prende tutte le scuse possibili ed immaginabili (non lo digerisco, ne usiamo poco...) e spesso mi obbliga a bere quello a lunga conservazione, che oltre a non piacermi, ormai del latte ha ben poco.
Affettati: fino a poco tempo fa gli unici affettati che entravano in casa erano quelli in vaschetta. Ho provato per anni a farlo smettere (a parte la plastica, ci saranno sicuramente più conservanti in quelli che nei salumi tagliati al momento), ma solo quando ha scoperto il rapporto quantità prezzo (e non che non glielo avessi detto) ha finalmente ceduto e si sottopone di buon grado alla fila al banco salumeria.
Gli aromi: salvia, rosmarino, timo, acquistati in gigantesche confezioni di plastica. Roba che paghi oro e che potresti avere gratis (magari un pò affumicata dai fumi della città) sul tuo balcone. Oltretutto quasi sempre ne butti via metà.
Ma c'è di più. Spesso nell'indifferenziata trovo le bottigliette di plastica dello yogurt liquido che lui si beve la mattina, oppure stecchini per le orecchie usati e scottex e fazzolettini pieni di capperi nel bidone della carta (non so perchè ma non sono considerati riciclabili). Confezioni con stagnola di biscotti che finiscono nella pattumiera (andrebbero nella plastica), confezioni di formaggi che bisognerebbe almeno risciacquare, pena trovarsi la casa invasa da un puzzo raccapricciante che ti spinge a portare nei bidoni il sacco prima del tempo (è uno spreco pure quello).
Impossibile poi discutere sulla biodegradabilità dei detersivi: più inquina e meglio lava è il concetto nella capoccina dell'uomo e se ammazza più pesci, chi se ne importa. E mettiamone sempre in abbondanza. Per me ogni bicchierino di polvere per la lavatrice è una stilettata, evito gli ammorbidenti (lui li adora e danno un buon profumo al suo bucato), mi faccio domande sull'anticalcare...Lui no.
Boh, forse si vive meglio così o forse non ha capacità di visualizzare le conseguenze ambientali delle sue azioni. L'umanità in generale valuta solo ciò che può toccare con mano, e anche allora non è detto che non cerchi una pacifica convivenza con l'inquinamento. Lo so che solo il nostro pattume non cambia niente, ma se tutti la pensano così, veramente non c'è salvezza.

Canzone del giorno e gruppo del giorno



"Late in the day" è la canzone del giorno, il gruppo sono i Supergrass!
Risveglio difficile? Malumore? La soluzione ha un nome, Supergrass! Uno dei gruppi Inglesi più divertenti, paladini di una musica che è soprattutto piacere di suonare, cantare a squarciagola e saltellare per la stanza con la propria air guitar.
Eredi del lato positivo degli anni 70' si sono sempre distinti per le loro canzoni orecchiabili ma indubbiamente rock, piene di humor e grande energia!! Impossibile andare al lavoro col muso se avete un loro disco nell'impianto della macchina, anche se ha contorni dark di canzoni come "Mary" e "Richard III" (contenute nel loro disco più scuro che si chiama semplicemente "Supergrass") che raccontano storie degne di libri horror.

Se volete un assaggio della loro musica vi consiglio la raccolta del 2004 "Supergrass is 10", in cui sono contenute i brani qui citati ed un ricco campionario dai loro primi album. Tra le mie preferite segnalo "Pumping on your stereo" (che aveva un bellissimo viedeo con animazione in nero), "Sun hits the sky", "Mansize rooster". Cheerio!

venerdì 18 settembre 2009

Canzone del giorno

Incredibile..."With or without you" degli U2. Ho le mie buone ragioni.
Spero di scrivere cose più interessanti la prossima settimana....

giovedì 17 settembre 2009

Canzone del giorno

"Heartbreaker" dei Led Zeppelin nella versione dei Led Zeppelin

martedì 15 settembre 2009

Canzone del giorno

"Hei Joe" nella psichedelica versione dei Byrds, contenuta in "Fifth Dimension" di cui spero di fornirvi presto una recensione appropriata...

domenica 13 settembre 2009

Canzone del giorno

"Can't find my way home" di Steve Winwood nella magica versione degli Swans.

sabato 12 settembre 2009

Call Any Vegetables


Pubblico il testo di una canzone di Frank Zappa, "Call Any Vegetables":
il vecchio Frank ha il potere di rendermi idrofoba con le sue interminabili jam ma i testi sono veramente deliranti...

(Cheesey, Cheesey)
(This is a song about vegetables, they keep ya regular
They're real good for yo)
Call any vegetable Call it by name
Call one today When you get off the train
Call any vegetable And the chances are good
Aw, The vegetable will respond to you
(Some people don't go for prunes...I
don't know, I've always found that if they...)
Call any vegetable Pick up your phone
Think of a vegetable Lonely at home
Call any vegetable And the chances are good
That a vegetable will respond to you
Rutabaga, Rutabaga,
Rutabaga, Rutabaga,
Rutabay-y-y-y...
(A prune isn't really a vegetable...
CABBAGE is a vegetable...)
No one will know
If you don't want to let them know
No one will know
'Less it's you that might tell them so

Call and they'll come to you
Covered with dew
Vegetables dream, Of responding to you
Standing there shiny and proud by your side
Holding your hand while the neighbors decide
Why is a vegetable something to hide?

Evoluzioni (The Shield)


Per molte cose io sono rimasta indietro. La televisione, per esempio. Non riesco ad abituarmi ai nuovi formati ed ai nuovi orari. Prendiamo i telefilm: una volta li trasmettevano prima di cena, duravano mezz'ora e gli episodi avevano strutture molto simili. c'erano sempre gli stessi personaggi e finivano tutti (tradizione di Aaron Spelling) con una battuta o uno scherzo ridanciano. L'eccezione alla regola erano Maigret (il mio preferito è quello francese) e Colombo, di cui ho già tessuto le lodi. Oggi invece, il telefilm ha sostituito il film di prima serata che io mi ostino a cercare nonostante ormai la tv free (mai mi piegherò al satellite) ne sia povera (a meno che non si tratti di cazzate).
Così mi trovo tagliata fuori dal popolo dei Soprano, di Lost (ho ceduto a guardarne due o tre puntate ma non ci ho capito un cazzo) delle Desperate Housewives, eccetera. E dire che fui una delle prime fans di ER (mi piaceva molto il collega di Clooney, quello che a fine serie moriva di un tumore al cervello). Solo Sex and The City mi aveva preso veramente.
Ultimamente poi, soffro di una crisi di rigetto dei polizieschi: NCIS, Criminal Minds, Numbers, Law and Order, CSI... Per non parlare di quelli tedeschi! Ce ne sono dappertutto e si somigliano un pò tutti.
Unica eccezione era il mio amato Life on Mars, che però è brevissimo, sigh,sigh.

Venendo ad oggi, mi sono decisa a guardare il disco di The Shield che Monty mi aveva rifilato qualche tempo fa. Ero parecchio scettica: ne avevo visti 20 minuti su Italia 1 e l'avevo trovato inutilmente violento. Il sangue e la violenza in tv devono avere una bella motivazione, altrimenti diventano solo pornografia.
Ok, veniamo al dunque: a Los Angeles c'è un commissariato che ha sede in una ex chiesa (si vede benissimo, ci sono le finestrelle colorate), in cui si trovano 1)poliziotti da scrivania, 2)poliziotti di strada e 3)poliziotti d'assalto, quelli cattivi. Il capo delcommissariato, ispanico, ha mire politiche e si è messo in testa di guadagnar voti incastrando Vic, il capo della squadra dei duri, che spadroneggia nel territorio intessendo rapporti coi criminali, pur rimanendo "fedele" alla polizia.
Sarebbe un tantino complicato descrivere tutti i personaggi, sono veramente tanti, però l'idea di esplorare contemporaneamente tutti i lati del lavoro di polizia non è affatto male. Posso dire di essermi sparata 4 episodi di fila senza difficoltà e di aver trovato alcuni temi abbastanza provocatori: l'omosessualità nella polizia, il lavoro nero di operai clandestini, l'omicidio di poliziotti da parte di altri poliziotti.
Però, non so perchè, non sono convinta. Cioè, non mi sento folgorata. Un motivo potrebbe essere molto tecnico, cioè la regia, che alterna senza troppo senso riprese normali e "documentaristiche": ogni tanto capita che durante un interrogatorio improvvisamente la macchina zoommi o faccia una ripresa cercando l' effetto di tipo amatoriale, o giornalistico.
Niente di male, ma perchè? Qual'è il motivo? O si gira un documentario o si gira un telefilm.
E poi è tutto così veloce, sembra di essere su una giostra, il montaggio è velocissimo, non c'è tempo per meditare sull'immagine.
A questa velocità corrisponde poi una gran quantità di storie che vengono narrate contemporaneamente. Troppe, tanto che si perde di vista la vicenda centrale intorno a cui girano tutte le altre. L'unico riferimento sicuro è il titolo dell'episodio. Questa è una tendenza moderna e lo so che il pubblico di tutto il mondo è d'accordo. Ma io mi sento disorientata. Non mi piacciono i telefilm con i brani musicali durante i quali scorrono le immagini del nostro eroe che medita la soluzione del caso (pessima abitudine degli anni 80), ma vorrei almeno capire che faccia ha.
Le storie sono interessanti, ma sarebbe bello che fossero più ricche nello studio delle psicologie e delle situazioni, e poter vedere scene un pò più lunghe di 10 secondi e "assaporare " meglio le atmosfere.
Insomma, l'indagine mi piace, ma per conquistarmi non basta. Alla luce di questo è difficile credere completamente perfino al personaggio che dovrebbe essere Vic: si vuole dipingerlo come un duro, senza troppi scrupoli, insofferente dei capi e dei colleghi da scrivania, con amanti eppure padre di famiglia affettuoso. Ma un minimo di tempo per tratteggiare una figura così complessa ci vuole. Qualche istante in cui possiamo osservarlo da solo. Invece è sempre di corsa.
Almeno in questa prima serie.
Buono comunque. Anche se a me mancano Starsky e Hutch.






giovedì 10 settembre 2009

Proud to be Bald


Mio padre (che NON è quello della foto) è l'uomo più bello del mondo. E' proprio così. E' più bello del mio fidanzato, è più bello del mio primo amore che ho amato con tutto il cuore. Mio padre è calvo e lo è sempre stato da giovane età. Non una chiericuccia, non un progressivo stempiamento, calvo.
Anche se lui non lo ammetterà mai scommetto che quando era giovine aveva un codazzo di tipe che gli correvano dietro, anche se era calvo. Perchè è fico.
Non si rasa la testa, tranne d'estate quando fa caldo. E neanche il mio fidanzato che di capelli non ne ha moltissimi.
Da anni assisto un pò allibita all'abitudine degli uomini di rasarsi in capelli: soprattutto se se tendono a perderli, ma a volte anche se i capelli crescono.
Sarò fuori moda, sarò frikkettona ma io preferisco il capello. Poco, lavato, curato, ma capello. Non il riporto, non il parrucchino, patetici tentativi di coprire la capoccia luccicante, ma neanche l'eliminazione fisica della "vergognosa mancanza" negandone totalmente l'esistenza. A me proprio non piace, mi dà una sensazione di..."tensione", ansia...Sarà che è tanto di moda tra i militari...
Un uomo che espone serenamente la propria calvizie è un uomo in pace con sè stesso, che dà l'idea di essersi accettato coi suoi difetti...Insomma, un tipo rilassato.
E poi...ormai tutti si depilano la testa...Non volete distinguervi? Essere hip?
Quando lavoravo in banca girava voce che un tizio completamente pelato che lavorava lì si fosse fatto tatuare i puntini di una finta rasatura di capelli sul crapone. Spero fosse uno scherzo, ma devo dire che quando gli osservavo il cranio in sala caffè i puntini erano incredibilmente, stranamente regolari.
Poi fate un come volete, però...

mercoledì 9 settembre 2009

In praise of hair


Scorro le trame di alcuni libri sul sito IBS e m'imbatto nel romanzo "Baby o non baby?" di Polly Williams, genere rosa commedia. Leggo: "
Due settimane prima del matrimonio, Stevie Johnson se la sta facendo sotto. Sarà (...) il terrore di essere sul punto di compiere l'errore più grande della sua vita? Certo, ci sono buone ragioni per sposarsi. (...) E che dire del fatto che, sposandosi, potrà fare sesso quando vuole, anche senza doversi prima imboscare nella doccia per radersi le gambe di nascosto in modo da sembrare sempre appena uscita da una beauty farm?
Ecco, quest'ultima frase ha fatto rinascere in me un malumore che covo da anni. Non sono come le ragazze nordiche che avendo il pelo biondo lo lasciano crescere abbondante e setoso sui polpacci possenti nè come le frikkettone americane, cui i fidanzati chiedono esplicitamente di non depilarsi. Però è vero, le donne italiane (ma soprattutto gli uomini) hanno l'ossessione del pelo. Non come in Giappone, dove il pelo fa sesso, da noi il pelo fa solo schifo.
Le storie legate alla depilazione sono tra le più varie, ogni donna è un caso a sè.
Andavo alle medie e c'era questa mia compagna con le gambe con un accenno di pelo che se le guardava scocciata: "Devo andare a fare la ceretta"...non capivo cosa dovesse togliersi. Una conoscente di mia zia s'era fatta venire peli tosti sulle cosce a furia di raderli. Ho conosciuto una ragazza che si radeva i baffetti col rasoio! Un'altra si strappava i peli delle ascelle con la ceretta (sarà normale, non dico di no, ma sotto le ascelle è pieno di linfonodi, roba che è meglio non ravanare troppo). Io mi sono sempre vergognata della peluria sulle braccia e dei baffetti che, pinzetta oggi pinzetta domani, per ben apparire col mio bello (la ceretta si fa quando sono un pò lunghi) si sono induriti. Adesso mi toccherà fare il laser. Qualche anno fa è tornata di moda la "brasiliana", cioè la depilazione totale di parti intime; so di uomini che hanno chiesto alle loro ragazze se per piacere potevano farsela fare, a loro avrebbe fatto piacere. Se siete donne ne avete da raccontare, se siete uomini ne avete da ascoltare.
Vergogna del pelo.
Diventa un'ossessione: guardi le tipe in tv, sui giornali e anche per la strada, finisce che ti senti un freak. Controlli e ricontrolli i bikini, fai le strisce, il silképil e alla fine dai pure una botta di rasoio. E' un miracolo se ti resta attaccata la pelle alle gambe; tutto per essere sempre perfetta, liscia liscia come una bambola di gomma.
La prima volta che sono andata a fare una ceretta alle gambe mi vergognavo, mi sentivo come un gorilla e mi aspettavo un'espressione di disgusto dell'estetista quando mi fossi tolta i pantaloni. Quella invece non fece una piega e mi disse: beh, sì, ci si depila, ma non vedo il pelo come qualcosa di antiestetico...Senza contare che generalmente, come accenna la trama del libro, una volta consolidata la relazione queste menate spariscono: lui comincia a ruttare e scoreggiare rumorosamente e tu smetti di essere una regina di porcellana. E allora dico, perchè non cominciare a rilassarsi da subito? Tu scoreggia pure (non troppo rumorosamente magari) in pubblico, però non formalizzarti troppo se non mi sono brasata il labbro superiore appena prima di uscire con te nel tentativo di rimuovere un pelo lungo un micron che lo deturpava.
Anche gli uomini si depilano, ne conosco, ma normalmente per loro è un extra narcisistico, non un dovere sociale...
Sogno un giorno in cui la filosofia frikkettona sarà nuovamente legge e non ci si scandalizzerà più per un ginocchio da cui spuntano due peletti o un labbro ombreggiato di peluria. E nell'attesa cerco di non farmene più un problema.






domenica 6 settembre 2009

41 e non sentirli (perchè tanto già te li sentivi vent'anni fa)


Well, oh what a feeling
that burns down low
when you ain't got no where to turn,
or no where to go

It makes me feel like sometimes
I'm outta control
So I'm gonna get wasted
with all my country heroes

I'm drinkin' some George Jones,
and a little bit of Coe
Haggard 's easin' my misery
and Waylon's keepin' me from home
Hank's givin' me those high times -
Cash is gonna sing it low
I'm here gettin' wasted -
here with my country heroes

I'm drinkin' that whiskey
out of that glass
and if that ain't country,
boy, you can kiss my ass

I wanna hear them old songs -
nothin' of the new
'cause this might be the last time
I'm gonna see you

So I'm drinkin' some George Jones,
and a little bit of Coe
Haggard's easin' my misery
and Waylon's keepin' me from home
Hanks givin' me those high times -
Cash is gonna sing it low
and I'm here gettin' wasted -
just like my country heroes


I'm here gettin' wasted -
with all my country heroes

























sabato 5 settembre 2009

Good Vibes! Dear Prudence- The Beatles


Dear Prudence, won't you come out to play
Dear Prudence, greet the brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you
Dear Prudence won't you come out to play

Dear Prudence open up your eyes
Dear Prudence see the sunny skies
The wind is low the birds will sing
That you are part of everything
Dear Prudence won't you open up your eyes?

Look around round
Look around round round
Look around

Dear Prudence let me see you smile
Dear Prudence like a little child
The clouds will be a daisy chain
So let me see you smile again
Dear Prudence won't you let me see you smile?

Dear Prudence, won't you come out to play
Dear Prudence, greet the brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you
Dear Prudence won't you come out to play

foto: Yorkshire 2006

sabato 29 agosto 2009

Secretary!



Ah, "Secretary", che film. piccolo, intelligente, raffinato.
La storia di una masochista (Maggie Gwyllenal) e del suo capo sadico (James Spader) era piuttosto "pericolosa" e poteva finire molto male, mi vengono in mente altri film indipendenti e vagamente trasgressivi come "Clerks" (che nonostante le recensioni favorevoli ho trovato abbastanza brutto) o "Me and you and everyone we know" (inqualificabile). Invece, il regista Steven Shainberg è stato in grado di trarne una pellicola molto particolare e divertente. Beh, insomma, non tutti quelli a cui l'ho proposto si sono fatti delle gran risate, ma io sì.

Dicevamo, Lee è una giovane masochista che usa il dolore fisico come sfogo per le sofferenze create dalla sua situazione familiare.
Di ritorno dall'istituto dove era stata spedita quando la madre aveva scoperta questa sua tendenza, si trova a non saper cosa fare della propria vita. Decide di frequentare una scuola di dattilografia, si diploma a pieni voti e comincia a cercare un lavoro.
Lo trova, nello studio di un bislacco avvocato, da cui è molto attratta. Contemporaneamente riceve (ed accetta) la corte di un vicino di casa, che come lei ha avuto problemi psicologici. In breve, l'avvocato si scopre essere un sadico che ama le punizioni corporali, almeno quanto Lee.
Oltre ad essere una commedia molto originale, è anche una storia sull'evoluzione personale e la presa di coscienza della propria sessualità da parte di una giovane donna, che accettando la particolarità dei propri desideri riesce a liberarsi dalle paranoie e dai drammi della famiglia e di un destino preconfezionato, conquistando l'uomo che ama e una vita veramente sua.

Realizzato con poco denaro ha delle scenografie quasi fiabesche (lo studio dell'avvocato, la camera da letto di Lee, rimasta come quando era bambina, la lavanderia con ristorante) a volte è davvero surreale. James Spader non è solo affascinante, dimostra che se gli avessero offerto parti migliori e più varie sarebbe stato in grado d'interpretarle, mentre Maggie Gwyllenal è brava nella sua metamorfosi da post adolescente terrorizzata a donna adulta, quasi pantera.

Lo sguardo di Lee nel finale pare dirci che per quanto possa sembrare bizzarra questa è la sua felicità e se abbiamo coraggio noi possiamo avere la nostra.
Se non l'avete ancora visto, recuperatelo.

venerdì 28 agosto 2009

The ties that bind

Sai, Giuliano ha una storia un pò strana...La sorella, s'è sposata con quest'uomo e siccome sua madre era vedova e il padre del marito pure...insomma, hanno cominciato a frequentarsi.
Poi, però le cose sono andate male. Il marito della sorella adesso ha un amante, sai? Così anche la madre ha rotto la relazione col consuocero...Ma, non ci crederai, Giuliano per un pò è uscito con la sorella di suo cognato...

domenica 23 agosto 2009

Dave Devant and his spirit wife "I'm not even gonna try"


Invece io ci ho provato, ma questo video sul post non risco proprio a caricarlo. Beh, almeno vi incollo il link per andarvelo a vedere... http://www.youtube.com/watch?v=zA68qicgV2A
Dave Devant vi dà la sua ricetta di vita...

mercoledì 19 agosto 2009

Bob Dylan "Hard Times"


In realtà si tratta di un traditional contenuto nell'album "Good s I been to you". Quando l'ascoltai uscivo da un periodo molto brutto della mia vita. Perciò la pubblico come una specie di formula magica, per coloro che stanno passando dei tempi duri, perchè passino e non tornino più.

Let us pause in life's pleasures and count its many tears
While we all sup sorrow with the poor
There's a song that will linger forever in our ears
Oh, hard times, come again no more.

'Tis the song, the sign of the weary
Hard times, hard times, come again no more
Many days you have lingered all around my cabin door
Oh hard times, come again no more.

While we seek mirth and beauty and music light and gay
There are frail forms fainting at the door
Though their voices are silent, their pleading looks will say
Oh, hard times, come again no more.

'Tis the song, the sign of the weary
Hard times, hard times, come again no more
Many days you have lingered all around my cabin door
Oh hard times, come again no more.

There's a pale drooping maiden who toils her life away
With a worn heart, whose better days are o'er
Though her voice it would be merry, 'tis sighing all the day
Oh, hard times, come again no more.

'Tis the song, the sign of the weary
Hard times, hard times, come again no more
Many days you have lingered all around my cabin door
Oh hard times, come again no more.

'Tis the song, the sign of the weary
Hard times, hard times, come again no more
Many days you have lingered all around my cabin door
Oh hard times, come again no more.

venerdì 14 agosto 2009

"Sun hits the Sky" SUPERGRASS!


I know a place where the sun hits the sky,
Everything changes and blows out the night,
Everyone knows why my tongue can't be tied,
'Cause I want to live where the sun meets the sky,

I am a doctor, I'll be your doctor,
I'm on my way, you won't come down today,
Live for the right things, be with the right ones,
Or they'll hold you down, they'll turn your world around,

Well, I just don't know why the sun hits the sky,
Everyone changed as they turned out the light,
Living is easy with time on my side,
'Cause I want to live where the sun meets the sky,

I am a doctor, I'll be your doctor,
I'm on my way, and you won't come down today,
Live for the right things, be with the right ones,
Or they'll hold you down, they'll turn your world around,

I am a doctor, I'll be your doctor,
I'm on my way, and you won't come down today,
Live for the right things, be with the right ones,
Or they'll hold you down, they'll turn your world around,

giovedì 13 agosto 2009

Sulla strada con Tom Petty- Higway Companion


Non so perchè, ma nonostante l’estrema simpatia che provo per Tom Petty (ricordo di averlo disegnato una volta come un becchino che insieme a Bob Dylan scavava buche con la chitarra) e l’affinità con la sua musica, non mi sono mai comprata un suo cd.

Mi sono guardata e riguardata i suoi vecchi video (“Don’t come around here no more” è ancora uno dei più divertenti e azzeccati mai prodotti), l’ho ascoltato alla radio, l’ho seguito come Travelin’ Wilbury…Ma un disco suo non me lo sono mai preso.

Mai dire mai. Grazie ad alcuni cittadini di Livorno che pietosamente aprono i negozi la domenica dando rifugio agli sfigati arrivati con un anticipo di 6 ore sull’orario d’imbarco per la Sardegna e grazie al mitologico cestone delle offerte, mi porto via “Highway Companion” (attenzione, del 2006!) a poco più di 5 euri…Yuppiiiii!

Nelle foto del libretto allegato Tom non ha più lo sguardo inquietante da Cappellaio Matto di un tempo, è molto mite, appare quasi in difficoltà davanti alla macchina fotografica. E nonostante si tratti di un album con tutte le tonalità rock e blues e country del caso è innegabile che si senta una certa malinconia. I suoni non sono mai troppo aspri, a volte addirittura sommessi e la strumentazione è abbastanza scarna, anche considerato che il produttore è Jeff Lynne (anche lui Travelin’ Wilbury ma soprattutto ELO, vale a dire coretti e tastiere a go-go). Inoltre, suona quasi tutto Tom.

Un lavoro che da qualche altra parte avrebbero definito come “intimista”.

Il titolo è quanto mai chiaro, tutte le canzoni, con forse l’eccezione di “Damaged by love” (molto bella e moooolto triste) parlano di movimento, di andare, di cercare, di tornare.

“Saving Grace”, il blues che apre l’album , parla di un’incessante ricerca, “Square One” è una delicata ballata sul ritorno a casa,“Flinrtin’ With Time” una corsa rock in fuga dal tempo. E ancora “Down South” (un’altra ballata), “Jack”, “Big Weekend” (un allegro brano country), “Turn This car around” (altro blues) fino all’addio alla “Golden Rose” che chiude il disco.
Come ho detto sopra, c’è una malinconia che pervade tutte le canzoni, qualcosa che ha a che fare con addii, rinunce, con la ricerca del proprio posto. Sia chiaro, non è Antony and The Johnsons, non vi deprimerà. Ma sicuramente sarà un buon compagno nei momenti in cui magari volete stare soli o vi trovate a rimuginare o avete voglia di qualcosa di americano e di bello ma senza urli e chitarroni. Vi sentirete meno soli e un po’ più capiti da questo mondo.

martedì 11 agosto 2009

Waiting for Jack


Non si ferma mai, Jack White. Fa bene, intendiamoci. Tutti lo adorano, gode di ottima stampa, nessuno che gli trovi un difetto. Nemmenouno, neh!

Congedata Meg e i White Stripes, accantonati i Racounters, adesso sotto con sta nuova creautura lo-fi, i Dead Weather.
Al suo fianco come lead vocal Alison Mosshart dei Kills , e fuoriusciti vari dai Queens of the stone age, Greenhornes e Racounters stessi.

Leviamoci subito il fastidio, il disco non è mica brutto,per carità . I Cut like a buffalo, So far from your weapon, Will be there enough water e Treat like me like your mother convincono e lasciano il segno. Però, insomma. Non capisco la necessità di fare musica indie-masturbatoria quando si ha, o si presume di avere, un grande talento musicale.

Detesto fare il guastafeste (in realtà lo adoro, ma vabbeh) però se il nostro si concentrasse di più su un progetto, se decidesse cosa fare da grande, se si applicasse maggiormente.
Ecco, se si applicasse...

Mi ricorda quegli studenti che: "guardi, suo figlio è intelligente, ma non s'impegna..."

giovedì 6 agosto 2009

Fumetto: "V per vendetta"


Come forse ho detto in precedenza, non sono una lettrice di fumetti. Generalmente mi piacciono solo quelli comici, anche se per alcuni autori (Mattotti, Paz) posso fare uno strappo. E come forse ricorderete, sono rimasta estasiata da "Watchmen", sceneggiato dallo stesso Alan Moore coautore di questa serie. Si tratta di un fumetto famoso in tutto il mondo, da cui è stato tratto un film e di cui ho sentito parlare solo bene. Chiarito tutto ciò, sappiate che il mio giudizio non è quello di un esperto.
Dunque, "V per vendetta" è stato iniziato nel 1981 da Moore e dal disegnatore Andrew Lloyd. Sono gli anni del Thatcherismo selvaggio e la storia riflette il clima del paese.
Si ipotizza che dopo un conflitto mondiale l'Inghilterra sia governata da un regime che controlla tutto attraverso telecamere, microfoni, polizia ed informazioni manipolate. In nome della sicurezza nazionale ogni libertà ed ogni espressione artistica sono state abolite. Le varie parti degli organi di controllo si chiamano l'Occhio, l'Orecchio, il Dito, eccetera.
In questa situazione a dir poco oppressiva e claustrofobica (e non di meno realistica) irrompe un uomo mascherato come Cyrano, con tanto di cappello e mantello: uccide personaggi di spicco della nomenclatura, salva fanciulle, spezza l'ordine costituito. Chi è? Da dove viene? Forse non lo sapremo mai. Forse non importa.
La storia di questo fumetto è appassionante e complessa. E' impressionante constatare come con i suoi riferimenti piuttosto espliciti e la critica alla società del controllo in nome della sicurezza abbia predetto i tempi che erano a venire, quelli in cui ogni libertà sarebbe stata sacrificabile per un presunto "bene superiore".
Nessuno è pulito in questa società immaginaria, lo stato, la polizia, la chiesa, ci sono dentro tutti. E per tutti V ha una punizione. Ma il suo scopo e ben più ampio e non si fermerà come alcuni pensano.
Alan Moore è certamente un grande sceneggiatore, pazzo che più pazzo non si può, ma purtroppo qualcosa non funziona. I disegni, scusate tanto, sono proprio brutti. Così brutti che si fa una fatica terribile a distinguere i vari personaggi e si crea una grande confusione. Il personaggio femminile di Eve viene straziato dalla penna di Lloyd, a volte da una vignetta con l'altra non la si riconosce. Questo, insieme con l'impaginazione quasi identica di ogni pagina, con vignette molto piccole rende lo stile già non chiarissimo ancora più difficile da comprendere.
Secondo il mio amico Ciccio, Dave Gibbons non era all'altezza della sceneggiatura di "Watchmen", ma almeno era chiaro!
Non so se sia per questo o per un problema di traduzione, o perchè ogni tanto Moore si perde, ma verso la fine ho fatto una gran fatica a distinguere i personaggi e tutto l'intreccio. Accetto opinioni diverse.
Considerando che si tratta di una serie, forse c'è un problema di continuità o, al contrario, seguirlo mese per mese forse risultava più facile.
Nonostante tanti difetti l'originalità dell'argomento e la genialità di Moore sono lì, evidenti a tutti.
Il suo nome rimane un ottimo motivo per prendere in mano un fumetto, se questo in particolare, lo lascio decidere a voi.

venerdì 17 luglio 2009

Una casa ideale


L’agente immobiliare è una donnona alta e robusta. Occhiali da sole giganti marca Rayban, sandali di plastica col tacco, fasciata in un vestitino di raso viola di evidente fattura cinese, fa una gran scena da lontano. Appena si avvicina ti rendi conto che faccio più figura io col mio vecchio prendisole comprato in un grande magazzino, i capelli arruffati e sudati e i Birkenstock vecchi di 4 anni.

Da queste parti è venuto Hemingway. Anzi, ci ha vissuto, proprio in queste case, quando erano ancora di proprietà di un barone suo amico, padrone di tutta la zona. Ci ha pure scritto un libro. Ma a me Hemingway non piace. Adesso ci sono io qui, insieme a Paolo, a suo fratello e alla moglie di suo fratello, per vedere una casa. Una casa nuova, una casa che potrebbe essere la nostra casa, dopo quasi dieci anni stipati insieme alle mie mille attività in un appartamento a Milano. Non avevo pensato mai di trasferirmi qui. Prima avevamo parlato di Marche, poi di Toscana, poi alto Lazio. E siamo finiti nel piatto, piattissimo, afoso Veneto. Ma Lorenzo, mio cognato, vuole trasferirsi qui e dato che fa il geometra e ama andar per case, già che cercava la sua, ha dato un’occhiata anche per noi. E ha fatto centro. Isolata, vicinissima al fiume…La posizione è ottima.

Peccato sia in Veneto, mi dico.

Fa un caldo terribile e neanche sotto l’enorme porticato si sta tanto meglio. Ma mia cognata dice di sentire molto più fresco. Mia cognata ha più di 50 anni e si esibisce in vestitini estivi che salgono ben oltre il ginocchio. Io ho appena compiuto 41 anni e mi faccio problemi a mettere gonne un po’ corte. Di tacchi alti praticamente non se ne parla, anche se ho appena comprato un paio di sandali che chiamo “i trampoli”. Chissà se li metterò mai. Ma si sa, è una questione di attitudine. Mia cognata ha l’aria di una che ne ha passate a sufficienza, anche se l’atteggiamento fisico è quello di una ragazzina un po’ sbruffona. Il colore dei suoi capelli è proprio strano, giallo con striature rosse, ma questa volta sembrano più in ordine di un mese fa, quando sparavano da tutte le parti. Lei e il fratello di Paolo stanno insieme da 20 anni, e sembra che vadano ancora d’accordo. Ieri hanno passato metà pomeriggio a massaggiarsi i piedi a vicenda mentre chiacchieravamo, una cosa imbarazzante. Mia cognata si arrampica sulla sedia da giardino e comincia a toccarsi i piedi, poi arriva suo marito e glieli massaggia. E io sono lì a guardare e penso che certe cose non le faccio mai in pubblico. Sono un tipo maledettamente per bene.

L’agente immobiliare (si chiama Leonilda) apre la porta dell’appartamento. Rimaniamo stupiti, è pieno di mobili, di cianfrusaglie, venute da chissà dove.“La proprietà ha permesso a degli amici di mettere delle cose in questi appartamenti, ma non immaginavo così tanta roba” dice Leonilda, sembra stupita ma non ha tono di scusa. C’è di tutto: cassettoni, specchi, ante d’armadio, giocattoli, un plastico di un “casone” con due barboncini di platica incollati sulla base di cartone, tricicli, una panchetta indiana di metallo che inizia e finisce con la testa di un elefante, completata da un cuscino azzurro. Mi chiedo chi cazzo possa averla comprata.

Per farsi perdonare Leonilda ci porta a vedere un altro degli appartamenti del complesso, anche quello in vendita, già abitato e con la stessa metratura. Usciamo sul vialetto e percorriamo qualche metro, entriamo da un cancelletto e ci troviamo coi piedi su una rosa dei venti fatta di minuscole piastrelle. Alla nostra sinistra un mega barbecue, alla nostra destra un finto pozzo con un’enorme sirena di pietra seduta sul bordo. Io vorrei già correre via. Invece entriamo. Nella struttura della vecchia cascina sembra che sia atterrata una tribù di alieni con i loro architetti: il divano e le sedie ricoperte in pelle sono bianchi; dal muro giallino spunta un pezzo di sasso finto, come un meteorite incastonato tra i mattoni. Il tavolo è di cristallo, come il tavolino da caffè e l’appendiabiti per i cappotti degli ospiti. Saliamo al piano superiore con una spaventosa scala senza corrimano, un vero affronto alla forza di gravità: le due camere da letto sono dipinte di rosso e blu scuro e da sopra la testata di ogni letto spunta la stessa meteorite del salotto. Miodio, miodio. Mi sento male. Usciamo, e noto che il proprietario ha fatto installare in salotto un camino hi-tech e tiene delle torce a gas per le serate con gli amici nel giardino con la sirena. Sono sorpresa che non ci siano Biancaneve e i sette nani dipinti d’argento o d’oro.

Mia cognata è il tipo che tratta il suo piccolo cane barboncino come una specie di figlio. Gli cucina il petto di pollo sulla piastra, si preoccupa perché non resti solo troppo a lungo, lo prende in braccio e dopo non si lava le mani. Un’altra cosa in cui sono molto per bene. I miei genitori mi hanno insegnato che gli animali per quanto puliti sono sporchi e per ribadire il concetto non me ne hanno mai preso uno. Salvo perdere la testa per un gatto poco prima che me ne andassi di casa.

Quando sono stata in Inghilterra ho conosciuto una donna che non solo prendeva in braccio il cane durante i pasti, gli faceva leccare il piatto quando aveva finito di mangiare. Uno schifo. Ai miei non l’ho mai raccontato. Ci dormiva col cane, quella lì. Dopo quello pensavo che sarei stata più malleabile con le misure igeniche.

La moglie del fratello di Paolo si accende una sigaretta. Mi sento male, penso di stare male. Dio uccidimi, ti prego uccidimi. Non credo in te, non credo nella tua bontà, ma se esisti uccidimi, non farmi affrontare il domani. Non farmi affrontare anche questo. Non farmi affrontare il resto della vita in mezzo a tutto questo. A queste persone. Lo so che sono buone, lo so che sono una stronza snob, ma non mi somigliano. Uccidimi ti prego, ora. Non mi ricordo più quando è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa per me e solo per me. Forse è stato quando mi sono licenziata dalla banca. E’ passato un mucchio di tempo. Potrei sparire. Potrei non farmi più vedere.

Ieri Paolo ha detto che quest’anno i turisti tedeschi saranno in aumento del 15 percento a causa della crisi. Tre volte in due ore. Alle stesse persone. Ha ripetuto storie dell’ufficio che ho ascoltato per la 500esima volta. Ormai so prevedere cosa dirà, come lo dirà. Mi sento male.

Saliamo in macchina, facciamo un giro nei dintorni della casa. Ci sono solo campi. Mia cognata è seduta dietro con me. Toglie i piedi dalle ciabatte di gomma e li appoggia dietro al sedile di Paolo. E ricomincia a toccarseli. Penso che dobbiamo mangiare a casa loro. Chissà se si laverà le mani prima di cucinare.

venerdì 10 luglio 2009

Falling to Pieces


A 41 anni ti sei più o meno resa conto che invecchierai. Anzi, stai già invecchiando: le prime rughe. La prima caduta della pelle. I capelli bianchi. Qualche sopracciglio bianco. Ci sono momenti in cui non sembra e momenti in cui è spaventosamente evidente. Le mani, lo vedi bene sulla pelle delle mani che sembra arrotolarsi sulle falangi. Mamma mia.
Le mie gambe diventeranno secche o enormi? I peli smetteranno di crescere?
Come mi vedrò quando avrò 45 anni? E a 50? Succederà un disastro? Oppure no? Il fatto di non aver avuto figli mi penalizzerà o favorirà a livello ormonale?
Le ossa cederanno? Mi ingobbirò? Le macchie brune della pelle, ce le avrò? Il mio corpo si disfacerà lentamente o tutto in una volta?
Sono pensieri che fanno paura, che mi terrorizza affrontare. E questo bombardamento di creme miracolose e natiche toniche mi terrorizza anche di più. Forse per questo non mi tingo neanche i capelli, sarebbe come riconoscere che sto invecchiando. Oppure far finta che non sia così, che forse è pure peggio.

giovedì 9 luglio 2009

David Devant and His Spirit Wife - I Think About You


Chi se lo ricorda?


Now get this clear
I'm being sincere
Your biggest fan
That also ran
Is not someone I fear
Read my mind
And what you find
Will help us leave the world behind


Ooh! Aah!
In the garden
With my famous purple heart on
Or the day we metThat's a day
I won't forget
In my romantic novel
You will call and I'll just grovel
You'll tie me up with chains
And pick my brains


I think about you (how much?)
Let me give you a clue
I think about you
I think about you (why's that?)
It's just something that I do
I think about you


No I'm not being funny
When I call you honey
It's from the heart
So play a part
In making my egg runny
Read my mind
And what you find
Will help us leave the world behind


Ooh! Aah!In the garden
With my famous purple heart on
Or the day we met
That's a day I won't forget
In my romantic novel
You will call and I will grovel
You'll tie me up with chains
Then come home andPick my brains out


My dog just died
My brain has fried
But I think about you
My car broke down
I had to run out of town
But I think about you
Oh I'm on holiday
Somewhere very far away
But I think about you...

On the day we met
But it's
it's not....finished....
yet....


I think about you
It's just something that I do
I think about you
I think about you
Do you think about it too?
I think about you....

Dottor Jeckyl e Mr Hide si lavano sempre le mani


Regola numero uno: mai guardare un film e leggere dopo il libro da cui è tratto. In genere rispetto questo dogma, ma nel caso di Fight Club le circostanze mi hanno costretta a violarlo. Perché non sapevo che il film fosse tratto da un libro quando sono andata a vederlo e perché d’altronde il film stesso funzionava così bene che non avevo mai pensato di leggere il libro.
Non è cosa da poco, tutto considerato: ad ogni pagina ti addentri nelle immagini del film e le facce dei personaggi protagonisti sono ormai quelle di Ed Norton e Brad Pitt.

Regola numero due: se siete arrabbiati e leggete questo libro, sarete ancora più arrabbiati, vi sentirete circondati dalla banalità, dalla quieta disperazione di una vita grigia e senza scopo, manipolati dalla televisione e immersi in una realtà in cui il vostro unico scopo deve essere apparire e consumare. Vi renderete conto di essere in trappola, più o meno dal momento in cui siete nati. Perché fingere in fondo? E’ così. E’ una consapevolezza che Chuck Palahniuk affronta ad ogni pagina e la vita che descrive il protagonista sembra la tua vita, chiuso in ufficio, a fare un lavoro che non ti piace, accettando compromessi su compromessi finchè è troppo tardi.

Regola numero tre: non c’è via d’uscita L’unica sarebbe la morte, invocata ripetutamente, senza pudore. Non avendo il coraggio di darsela, la morte si va a cercare dove si trova, nei gruppi di sostegno per i malati di cancro o di altre malattie terribili; e paradossalmente ci si avvicina alla vita vera, l’autentica sensazione di vivere. L’ombra che non esiste senza la luce e viceversa.
Da qui partono le avventure del protagonista del libro, due uomini con un solo nome, che però non si capisce mai fino a che punto sia quello vero. “Solo nella morte abbiamo un nome”.

Regola numero quattro: la paranoia, l’ insoddisfazione, crescono al punto di creare un’alternativa a quel mondo ovattato e finto di cui fai parte, basata sul brutto, lo sporco, il malato. Alla perfezione fisica opponi l’estetica di un decadimento forzato, le cicatrici, i lividi, i colli spezzati.
E rovesci in chiave nichilista l’essere nulla e l’essere tutto della nostra società: diventare niente per servire uno scopo di distruzione piuttosto che essere un numero per servire la produzione ed il consumo, annullarsi consapevolmente per essere, avere un nome solo quando ormai non si è più.

C’è una dose massiccia di teorie orientali e buddiste in tutto ciò, ben presenti anche nel film.
Questa può sembrare una lettura assai seria, ne convengo, ma c’è da dire che altrimenti questo potrebbe sembrare un romanzetto scritto da un allegro psicopatico, estremamente pericoloso per migliaia di adolescenti con tendenze suicide. In realtà dietro al divertimento ed al cinismo c’è il riconoscimento senza paura del lato comico della tragedia, dei nostri istinti autolesionisti, qualcosa che teniamo chiuso dentro la nostra testa e che non abbiamo il coraggio di confessare a nessuno, neanche al compagno/a, pena un rimprovero o un commento sconcertato.
In un mondo dove si uccide per un parcheggio non è bello riconoscere lucidamente che forse non siamo sempre tanto contenti di essere vivi e al di là di questo neanche ci troviamo un senso ad esserlo.

mercoledì 1 luglio 2009

Sorridi Bruce!














Ma che gli è successo? Da un paio di album in qua le foto di Bruce pubblicate sulle riviste non sono quelle di uno splendido cinquantenne che anche se toppa un disco si rialza e ricomincia a suonare, ma quelle di un cane bastonato o un gigantesco bambino imbronciato.

La copertina di Vanity Fair di qualche settimana fa mi aveva già deluso un pò. Ma poi aprendo il giornale stesso, ho scoperto foto ancora più deprimenti...Saranno i fotografi ("Più tristezza Bruce, un pò di desolazione, ecco...")? O lui è stufo di farsi fotografare?

Almeno un sorrisino a denti stretti...

lunedì 15 giugno 2009

Chuck Palaniuk -La scimmia pensa, la scimmia fa

Chuck Palaniuk può sembrarvi matto. Può sembrarvi il solito americano fuori di testa che ha trovato nella follia del suo paese un filone succoso per alimentare la propria penna e di conseguenza il proprio conto in banca; oppure potete prenderlo per un tizio che a causa della sua travagliata infanzia e della scioccante, incredibile fine di suo padre, trova divertente esplorare il lato più bislacco e macabro della vita.
Potrebbe essere.
Leggendo questo libro io ho avuto però un’impressione diversa e cioè che sia uno di quelli che dicono sempre di sì. Sì a qualunque esperienza: dall’ordinare un allungapene a suzione per corrispondenza, a dissezionare cadaveri insieme alla propria amica aspirante medico, Chuck non si tira mai indietro, si butta sotto il treno degli eventi consapevole dei rischi e dei propri sentimenti.
E poi ne scrive.
Veniamo così a conoscenza da questa raccolta di articoli non solo (e non tanto) dell’esistenza del “Festival del Testicolo”, del “Demolition Derby” delle mietitrebbia o di un gruppo di folli che si diverte a costruire ed abitare castelli in stile medievale o i retroscena del mondo della lotta non professionistica Americana, ma molti particolari sulla storia e sul pensiero lucidissimo di Palaniuk.
Scopriamo che ha fatto uso di steroidi cercando di ottenere un fisico scolpito e che va matto per i libri di Ira Levin (l’autore di “Rosemary’s Baby”), che ha letto Mark Richard (uno scrittore che probabilmente in Italia sono l’unica a conoscere), che non crede ai fantasmi e che quando si recò ad Hollywood aveva una terribile infezione al cranio.
Parlando del mondo e di ciò che vi accade parla di sé e attraverso l’analisi delle proprie sensazioni, dei propri pensieri segreti, delle sue esperienze, ci restituisce un’immagine della realtà limpida e tagliente che ci assomiglia molto e a volte fa paura.

Il cerchio si chiude.
Chuck si espone, senza giudicare, senza autocensure e con una buona dose di autoironia. L’elemento più forte della sua scrittura, è questa mancanza di limiti che la rende eccitante, adrenalinica e disturbante.
In quest’ottica gli incontri con Marilyn Manson o Juliette Lewis finiscono quasi per perdere interesse…chi se ne importa di gente così banale quando possiamo avere il punto di vista di una persona interessante come Palaniuk?

Di tutti i pezzi della raccolta forse il più emblematico è l’ultimo, “Premi di consolazione” in cui sono narrate le circostanze in cui l’autore ha vissuto i giorni del suo primo successo letterario (“Fight Club”): mentre la sua vita prendeva una piega verso la fama e la ricchezza, suo padre veniva ucciso a fucilate da uno psicopatico. La realizzazione dei tuoi sogni corrisponde con una tragedia che ti segnerà per sempre, la “svolta” della tua vita con il disastro assoluto.
Succedono un sacco di cose strane.

domenica 24 maggio 2009

Buon Compleanno Mr Dylan!









Quando Dylan mi trovò, perchè come i gatti non sei tu a cercarlo, ma lui a trovarti, ero appena uscita da un periodo buio e -non lo sapevo- stavo per tuffarmi in un altro periodo di oscurità.
Mi prese il cuore e la mano e mi aiutò con le sue parole e la sua musica.
Da allora è lui la mia vera guida e anche se lui non lo sa (o fa finta di non saperlo) gli devo un mucchio. Auguri Bob!!!

domenica 17 maggio 2009

Un tempo questo tempo

Non è solo una questione di canzoni.
Anche se quelle da sole basterebbero per qualunque gruppo. Avercene di gente che scrive album come Le radici e le ali e Storie d'Italia.

Ma quanta gente c'è che si spaccia per rivoluzionaria e magari scrive i libri per la Mondadori ("la lotta la faccio dall'interno", ma andate a cagare), canta pugni alzati e viene ricompensata con l'ospitata in qualunque manifestazione nazional popolare di sinistra (1° maggio su tutte).
I fratelli Severini invece hanno portato la loro feroce e indomabile coerenza a sbattere contro il muro dell'ipocrisia e del quieto vivere. Non fanno i rivoluzionari da salotto. Sono senza contratto discografico, senza major, senza padrini.

Sono persone che hanno interrotto la carriera musicale per coronare il sogno della vita di costruirsi da soli, con le proprie mani, la casa per loro famiglia, e dopo hanno ripreso a suonare. Come? Dove? Ovunque li chiamino, feste di paese, ricorrenze storiche, acustici, elettrici, davanti a mille, cento, dieci spettatori, famiglie, passanti annoiati, bambini. Tanti bambini.

Sono un te stesso alternativo,i Gang, in un mondo in cui non hai accettato compromessi e hai pagato per le tue idee. Sono gli anarchici, i fuorilegge, i comunisti schiacciati dal nuovo ordine mondiale, i briganti, gli sconfitti e gli emarginati della storia.
Hai voglia di abbracciarli forte e non lasciarli più, di perdonargli qualunque cosa.
E mentre lo fai, in sottofondo ci dovrà essere questa canzone.




Un tempo fu un bandito
bandito senza tempo
uccise un presidente
ne ferì altri cento

Forse fu a vent’anni
o forse due di meno
era con
Gaetano Bresci
sopra una nave lungo il Tirreno.

Giocarono a tresette
tresette con il morto
il terzo era un gendarme
il quarto un re dal fiato corto

un tempo fu a Milano
dove si va a lavorare
c’erano tante bande
quante banche da rapinare.

Forse fu per caso
che con
Pietro Cavallero
fece la comparsa
in un film in bianco e nero.

Gli diedero fucili
e pistole di terza mano
un passaporto falso
per fuggire via lontano.

Un tempo per paura
forse per coraggio
si fece catturare
alla catena di montaggio

Quel tempo chi lo ricorda
lo Stato aveva mal di cuore
così a
Renato Curcio
chiese in prestito nuove parole.
Con quelle partì all’assalto
di nuovi mulini a vento
incontrò anche un sorriso
lungo la strada che porta a Trento.

Un tempo questo tempo
con un’arma un po’ speciale
una Magnum Les Paul
spara canzoni che fanno male.
Ora ha una nuova banda
e un fazzoletto rosso e nero
quando attacca "I fought the law"
fa saltare il mondo intero.

ma un tempo fu un bandito
bandito senza tempo
veniva con la pioggia
e se ne andava via col vento....

venerdì 15 maggio 2009

mercoledì 13 maggio 2009

Martin Millar- "Io Suzy e i Led Zeppelin"


Questo libro di Martin Millar è un pò quello che tutti quelli della mia generazione (nati negli anni 60/70) vorrebbero scrivere, un romanzo di formazione all'ombra della nostra rockstar preferita.

Durante l'adolescenza i suoi idoli erano i Led Zeppelin, un gruppo che ancora oggi ascoltato da una quarantenne praticamente digiuna della loro musica (ok, d'accordo, una volta strimpellavo l'intro di "Stairway to Heaven", vado matta per "Whola lotta love" e adoro il cartone animato coi gattini vichinghi di "Immigrant song", ma si può dire che li ho scoperti con questa lettura) ha il suo bel perchè. Me lo posso immaginare cosa possa essere per un adolescente ascoltare roba del genere, tutta energia, rabbia e sesso.

Infatti, nel libro non credo ci siano due pagine consecutive in cui non compaia il nome LED ZEPPELIN: come tutti gli adolescenti Martin era ossessionato dai suoi idoli e ne aveva fatto un metro di giudizio per la sua vita, che come è prevedibile non era entusiasmante, a 15 anni. Tra parentesi, se uno che era figo a scuola volesse farsi vivo e scrivere lui le sue memorie, è il benvenuto, sarebbe ora di sentire anche l'altra campana. Ma sto divagando.

Martin racconta di sè e del suo infelice amore per una bella compagna di classe, del suo migliore amico, del ragazzo più fico della scuola. Abbastanza in linea con molte cose già lette e viste (chi si ricorda "Scheggie di follia"?), ma col sottofondo perenne dei Led Zeppelin, di cui analizza le canzoni e ricorda l'effetto che ebbero (e che hanno) su di lui.

E' così forte questo sottofondo che ho dovuto smettere di leggere il libro per procurarmi i loro dischi, altrimenti non sarei riuscita a capirlo fino in fondo. Nonostante tutti i personaggi e le loro storie (passate e presenti) si sente che i veri protagonisti sono i LZ e d'altronde senza di loro un libro così probabilmente non avrebbe avuto senso. Tutto è una lunga preparazione verso l'orgasmo cosmico del loro concerto di Glasgow del 1972, un punto di svolta per tutti i personaggi coinvolti.

Niente sarà più come prima, le cose cambieranno per sempre, nel bene e nel male.

Si tratta come per "Latte Solfato e Alby Starvation" di un romanzo apparentemente semplice da scrivere e che a volte, pur non perdendo il ritmo sembra un pò trascinarsi. Ma non è così, e basta avere un minimo di tempo per farsi catturare che ci si ritrova a correre in preda alla curiosità verso il finale.

Millar mi ha portato a chiedermi come mai rimaniamo così influenzati dalla nostra adolescenza, come se si creasse un marchio indelebile, che ci impedisce di essere gli stessi di prima e che ci resta dentro anche a distanza di anni. Positivo o negativo che sia. Personalmente ricordo ancora la sensazione di panico, di terrore che mi dava l'adolescenza e anche se ora sto molto meglio non posso fare a meno di chiedermi come mai certe cose non se ne siano mai completamente andate. Ritengo sia un limite, ma piuttosto diffuso.
Mi rimane il dubbio del perchè Millar non sia ancora stato saccheggiato dall'industria cinematografica britannica, trovo che le sue storie potrebbero fare la loro figura sul grande schermo.

venerdì 1 maggio 2009