martedì 11 novembre 2008

Della bellezza dell'influenza


Eh sì, che ci crediate o no, io ci trovo del buono anche nell'influenza.

Non che sia un tipo particolarmente ottimista o che il buddismo col suo "tutto serve" mi dia particolare sollazzo (anche se alla fine c'è del vero).Si parla, ovviamente di una situazione "normale", senza complicazioni: comincia con un raffreddore, o vomito, o una punta di diarrea, la mattina sei al lavoro e la sera ti trovi stesa/o a letto con enormi difficcoltà respiratorie o crampi al pancino. TING! Terzo round, sei steso al tappeto.

Da quel momento per qualche giorno tutto il tuo mondo si ferma, niente lavoro, niente aperitivi, cene, appuntamenti, al massimo la tv e la radio. Niente orari, niente colloqui, solo le coperte, le aspirine e se hai fortuna le coccole del partner (o della mamma). E questo è già una bella cosa, il tuo compagno/a che si fa in quattro per te e ti porta da bere, ti fa da mangiare, si preoccupa per te e soprattutto non ti chiede di fare niente. Sei malata/o e quindi non hai l'obbligo di fare le pulizie, cucinare..Nà bellezza.

Il letto diventa la tua piccola isola, a cui arrivano ovattate e lontane le notizie del mondo: non hai tempo per preoccuparti del globo terracueo, devi pensare a te stesso.All'inizio stai proprio male, ti bombi di aspirine, spray nasali, vari filtri magici portati da amici e parenti. Dormi da schifo e continui a svegliarti.

Non devi più sceglierti gli abbinamenti di vestiti per uscire, puoi stare in pigiama, per casa, tutto il giorno. Non devi farti la barba, non devi strapparti le sopracciglia, truccarti, pettinarti; non più controllati giornalmente i peli cominciano a crescere un pò dovunque, recuperando lo spazio tolto loro da rasoi, cerette pinzette: ogni meravigliosa sciatteria è permessa.

E ci si riappropria dei propri odori, di solito eliminati, espulsi, controllati da portentosi bagnoschiuma e deodoranti per buona educazione e volontà di bene apparire. Si sa, con la febbre non si possono fare troppe docce. Il sudore e il tanfo del molto stare al chiuso sotto le coperte e tutte le varie puzze dall'alito cattivo del malato alle inevitabili scoregge ci assalgono, riportandonci improvvisamente alla nostra più banale e perfino un pò sgradevole fisicità, qualcosa che l'uomo moderno coi suoi modelli d'infame perfezione vuole dimenticare.

Per poco tempo sembra non dover finire mai. Invece in un niente migliori. Passa la febbre, il naso si sblocca, si blocca lo sbocco. E come migliori senti che il tuo corpo è bello rilassato, molle e senza tensioni, come se avesse ceduto alla forza dell'influenza. Anche il mondo, lo vedi con più filosofia, le passioni sono sbiadite, non più così importanti, le persone (alcune perlomeno) non più così cattive.

Per me è questo il momento migliore, perchè puoi già metterti a leggere o a guardare la tv, ma godi ancora di quella pace, quel magico isolamento dalla psicosi quotidiana e dai troppi contatti umani che ti permette di rigenerare minimamente il tuo essere profondo, la tua pace interiore. Ti alzi e provi una leggera vertigine, ma ti reggi sulle gambe un pò molli.
Ti senti pacificata e puoi osservare il mondo con un occhio benevolo e distaccato.
Purtroppo dura poco. In capo a pochi, ormai pochissimi giorni ti trovi di nuovo nella grande centrifuga milanese, a correre dappertutto e non aver mai tempo per far niente.

La faccia è perfetta, gli odori sono scomparsi, sei di nuovo nel ciclo produttivo, sei di nuovo "normale".

Così è la vita.

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