mercoledì 7 dicembre 2011

Cambiare strada

I saggi dicono che il cambiamento va abbracciato, non fuggito.
Dopo aver lasciato il mio bell'impiego fisso ho fatto mio questo pensiero ed ho cercato di non spaventarmi dei cambiamenti.
Mi è sempre andata bene, ma adesso mi sento un pò persa.
Sarà perchè da quattro anni faccio un lavoro che più precario non si può -e se prima era la scuola dove lavoravo a farmi venire i sorci verdi, ora è il fatto di dover minacciare di andarmene per farmi pagare ad avvelenare la mia serenità- sarà questa finanziaria da tregenda che non sappiamo quanti lavori nel sociale lascerà, sarà il futuro incerto di una professione non riconosciuta, o il peso dell'età...Però mi sento, per la prima volta da parecchio tempo, disorientata.
L'anno prossimo probabilmente sarò costretta a cambiare ancora, a quarantatrè anni, tutti i miei piani. E stavolta, non so davvero cosa fare...

giovedì 6 ottobre 2011

Citami questo! / 3

A buon intenditor poche citazioni...




1) Sono rientrato a casa e ho trovato Frank, il mio migliore amico, a letto con mia moglie. Gli ho detto: "Frank, io devo! Ma tu?".

2) Ce ne stavamo seduti a chiacchierare in un ristorante etiope scelto da lei. E io facevo qualche battuta tipo:"Ehi! Non sapevo che si mangiasse in Etiopia, sarà una cosa rapida: ordino due piatti vuoti e via!"

3) Se uno ti accompagna all'aeroporto è chiaro che è all'inizio di una relazione, ecco perché io non accompagno nessuno all'aeroporto all'inizio di una relazione. Perché alla fine le cose cambiano, e tu non l'accompagni più all'aereoporto, e io non voglio sentirmi dire: "Come mai non mi accompagni più all'aeroporto?"

4) Quanto vuoi essere coccolata dopo? Tutta la notte, eh? Ecco, il tuo problema sta proprio tra quei 30 secondi e tutta la notte

5) No, no no no no, non l'ho mai detto! ... Sì, hai ragione, non possono essere amici. Cioè, se tutti e due stanno con qualcun altro allora sì, è l'unico emendamento alla regola d'oro: "Se due persone stanno con altri la possibilità di un coinvolgimento diminuisce". E non funziona lo stesso, perché allora la persona con cui stai non capisce perché devi essere amico della persona di cui sei solo amico, come se mancasse qualcosa al rapporto e dovessi andare a cercartelo fuori. E quando dici "no, no, no, non è vero, non manca niente al rapporto", la persona con cui stai ti accusa di essere segretamente attratto dalla persona di cui sei solo amico, il che probabilmente è vero. Insomma parliamoci chiaro, vale la regola d'oro, si abolisce l'emendamento: uomini e donne non possono essere amici. Vieni a cena con me?

martedì 20 settembre 2011

Momento di smarrimento


...odore di Arbre Magique alla vaniglia...e tuo malgrado ricordi...

domenica 4 settembre 2011

Vuoto totale

Non amo molto cenare con estranei. E per estranei intendo persone che magari conosco da anni ma con le quali non ho per vari motivi molto da spartire o una frequentazione assidua. Capita spesso, purtroppo, di intrattenere questo genere di rapporti e di solito sono i colleghi, ad essere il gruppo di estranei con cui si finisce per fare questo genere di esperienza.


Per me sono i cognati gli estranei in questione. Questa settimana ci ho cenato insieme per ben due volte. Sono ottime persone, con un passato piuttosto fuori dal comune che sarebbe bello ascoltare. Ieri sera si sono presentati con una cugina di lei e altre due persone che non avevo mai visto.
Orrore.


Detesto queste situazioni, mi creano imbarazzo solo a pensarci. Perché io sarei anche una che parla di cose personali, non necessariamente del tempo, ma c’è poco da fare, quel che ha da raccontare la gente non è granchè.


La cosa che temo di più è che ci si aspetti qualcosa da me, dal mio parlare, e d’altronde detesto le serate a senso unico, in cui qualcuno resta tagliato fuori.
Così ce la metto tutta, faccio osservazioni ironiche, faccio la spiritosa, tiro in mezzo il fidanzato. Ieri sera ho un po’ salvato la situazione dirottandolo sui racconti dell’infanzia con suo fratello, che erano divertenti (anche se li ho ascoltati già 200.349 volte) e facendo alla cugina di mia cognata domande sulla sua nuova pettinatura e sul suo nuovo colore di capelli. Bisogna interessarsi a chi si ha vicino per cercare di scioglierli un po’.


D’altronde, se non si può cavar sangue da una rapa, non si possono cavare discorsi intelligenti o perlomeno interessanti da chi non ha voglia di farne.


Così non siamo sfuggiti alle solite battute a sfondo sessuale (dirette a mio cognato ed alla cugina), alle insopportabili bullate di chi aveva comprato un vino splendido pagandolo niente (ma si potrebbe trattare di un agriturismo economico e fantastico, di un negozio di abiti di marca venduti a prezzi ridicoli, di qualunque cazzata risvegli la “sindrome del pescatore scaltro”, quello che ha preso il pesce più grosso e fatto l’affare migliore), ai discorsi sul tempo metereologico.


Libri? Neanche nominati. Musica? Film? Ma esistono?


Con l'età comincio ad essere insofferente verso questo genere di riunione, mi annoiano, mi svuotano. E finisco per bere e mangiare troppo, come ieri sera.


Mi infastidisce non solo sprecare il mio tempo, ma rendermi conto di non essere in grado di superare la barriera della banalità che circonda gli individui fino a quando non capiscono di potersi fidare. Magari queste persone non sono per niente interessanti, magari invece lo sono e hanno un sacco di cose da raccontare, ma chissà quante serate del genere dovrò sopportare prima di scoprirlo.

mercoledì 3 agosto 2011

Il bicchiere dell'acqua si paga


Lunedì scorso ero in un porto sardo per prendere il traghetto che mi avrebbe portata in continente. Non è un porto da ricchi, anzi, la gente arriva e parte da lì perchè costa meno. Vado a bermi un caffè al bar e sopra il bancone leggo su un cartello IL BICCHIERE DELL'ACQUA SI PAGA! sottolineato in minaccioso pennarello rosso.
Subito il bar m'è stato antipatico, poi ho pensato di chiedere di bere direttamente dal rubinetto, dato che si pagava il bicchiere dell'acqua, infine ho pensato con tristezza ai tempi in cui i viandanti potevano bussare ad una porta qualsiasi, chiedere da bere e ricevere un bicchiere d'acqua (o -si dice in Romagna- di vino) e magari un invito a pranzo.
Il mio fidanzato mi racconta sempre di quando anni fa in Grecia scambiò un banchetto di famiglia per un ristorante all'aperto e fu accolto come un ospite, tanto che comprese l'errore solo quando chiedendo il conto i suoi ospiti si misero a ridere.
Ma che è successo agli italiani? Neanche un bicchiere d'acqua si può chiedere senza doverlo pagare? Un piccolo segno del fondo a cui siamo arrivati...

domenica 24 luglio 2011

Roses and Broken hearts

Io non me l'aspettavo che Amy Winehouse sarebbe morta, com'è morta, giovane e sola. Forse perchè mi sembrava troppo facile, troppo pateticamente scontata una fine alla Hendrix/Joplin/Jones. Invece, eccoli lì, tutti in fila, e in fondo, più recente acquisto, lei.
Mi ero fatta un film su Amy e speravo che sarebbe andata proprio così: che sarebbe scomparsa dalle scene, senza che nessuno ne sentisse più parlare. Poi, un giorno si sarebbe materializzata di nuovo, grassa, plurimadre di una nidiata di marmocchi (ormai alcuni adolescenti dall'aria strafottente di mamma), con un nuovo album capace ancora di sorprenderci e farci sospirare per tutti quegli anni passati ad aspettarla.
Credevo che una come lei ce l'avrebbe fatta, anche solo per dimostrare a quegli stronzi bookmakers londinesi che puntare sulla sua data di morte era stata una bella cazzata, e lei li aveva fottuti tutti.
Forse non era possibile. Forse la vita è sempre pateticamente scontata.

giovedì 21 luglio 2011

Too fast for love, Cosmic e Titta al concerto di John Mellencamp (Vigevano 9/7/2011 )



PROLOGO 1:


Titta: - Va bene,dài. Vengo
Cosmic: - Wow, grande!
Titta: -Però guarda che non pogo, eh?
Cosmic: - Pogare? Ad un concerto di Mellencamp?!?



PROLOGO 2:


C’era gente che aspettava da una vita che John Cougar Mellencamp facesse tappa in Italia con un tour. Perché non sia venuto prima non è molto chiaro (girano versioni diverse al limite della leggenda urbana) e forse si è deciso fuori tempo massimo a fare il grande passo. Non perché sia diventato troppo vecchio, ma perché a un musicista come lui avrebbe certamente giovato frequentare la nostra penisola negli anni 80, quando Springsteen imperversava e gente anche meno talentuosa ebbe il suo momento. Scelte.



Si parte da Milano alle 18 con la sicumera di Cosmic:
– Tranqui, la so bene la strada.
Si continua con gli epiteti borbottati alla terza tangenziale sbagliata.
Si finisce con imbroccare la strada statale giusta (dopo aver sbagliato l’uscita più facile della storia della topografia), alle 19:30. Da lì giungiamo sull’obiettivo in appena 30 minuti.

All’interno del cortile del Castello Sforzesco, luogo centrale ma contenuto, adatto a concerti tranquilli, l’atmosfera è rilassata. L’età media è piuttosto alta, non si vedono spettatori sotto i 35 anni, nessuno si accalca alle transenne sottopalco alla ricerca del posto migliore, la fila per il panino alla salamella echeggia dei soliti discorsi sul miglior concerto mai visto nella propria vita, sull’esecuzione memorabile di questo o quel pezzo, sui prossimi incontri a qualche altro festival, su esperienze da festival allucinanti (vince a mani basse l’organizzazione del Rock in Idrho) raccontate con fare da reduci e bullerie del genere.
Scegliamo due hamburger “completi” e individuiamo una panca tranquilla (senza tavolo, che erano tutti occupati) per appoggiare le nostre pigre chiappe e consumare il panozzo, congruo compromesso tra il famoso fast-food, brand americano, e l’attenzione italiana ai panini, tenendo il bicchiere di birra tra le cosce (per ovviare al rischio riscaldamento cerchiamo di bere in fretta).
La postazione è favorevole per ammirare le t-shirt che passano di lì. Ne girano di strepitose, Silver Surfer, Jerry Garcia Band, Flogging Molly, Bob Dylan, John Spencer Blues Explosion, Gaslight Anthem e perfino una di Hank III. Cosmic nel vederla è combattuto tra l’invidia (era certo di vincere la t-shirt contest con la sua verde dei Pogues) e la commozione (un altro fan di Hank Williams III!!! Non se ne vedono spesso…).

Cosmic osa sfidare il cesso chimico, Titta pavidamente rinuncia. Scopriamo con sconcerto che le postazioni di beveraggio non hanno la macchinetta del caffè. Orrore.
Si gira ancora un po’ per gli stand (miserelli per la verità), con una fermata stranamente breve a quello dei dischi: la crisi attanaglia persino il portafogli degli inossidabili dinosauri musicali.

Verso le 20.30 finalmente prendiamo possesso del prato: prima del concerto è prevista la proiezione di It’s about you, un film sulla lavorazione dell’ultimo album di Mellencamp,“No better than this”. Questa scelta ci è subito parsa curiosa come apertura di un concerto, ma dato il tema pensavamo sarebbe stato comunque interessante. Invece ci siamo trovati di fronte ad un documentario autocelebrativo in stile on the road, girato tutto in super 8 con inquadrature finto casuale, modi da videoclip degli anni 90 e un voiceover in americano senza sottotitoli (grazie mille da parte di chi non sa l'Inglese). Non solo.

Con l'occhio degli espertoni potremmo dire che si voleva imitare il “Don't look back” di D.A. Pennybaker,(che raccontava la tourneè inglese di Bob Dylan nel 1965 e lì alcune inquadrature erano veramente casuali) con risultati deludenti. Come spettatori abbiamo trovato il racconto poco interessante e di uno stile superato. Senza contare che si mostravano spezzoni di concerti nei quali sono anticipate le versioni rivedute di alcuni classici che saranno poi regolarmente suonate (“Smalltown” acustica, “Cumblin’ down”…). Francamente incomprensibile.

Ad ogni modo, la visione del film ha avviato un intenso dibattito dagli elevati contenuti culturali:

- Cavolo, però c'ha ancora un sacco di capelli Mellencamp
- Ma sai che stavo per dire lo stesso? Non come il Boss che ha fatto il trapianto
- EEEH???! Veramente? Cavolo, che scoperta. Da Springsteen non me l'aspettavo...
- Eh sì, che ci vuoi fare…
Il film continua, e continua, e continua.
L'insofferenza del pur paziente pubblico si fa palpabile. Dissolvenza...dai che è finito...NOOOO! Ricomincia!
Ora piovono fischi.
E' ormai buio quando finalmente partono i titoli di coda, che vengono trasmessi integralmente, ora sappiamo perfino chi ha portato i panini alla troupe.
Siamo seriamente preoccupati che ora sia il turno del cineforum…

Per fortuna arrivano i roadies a smontare lo schermo (non senza qualche difficoltà…) e ci scappa qualche altro interminabile minuto di ritardo per gli ultimi ritocchi al soundcheck (!??!?). Allucinante.
Sono quasi le 22:30 quando FINALMENTE comincia la musica. Apre “Authority Song” che ha un ritornello facile facile che Mellencamp lascia cantare al pubblico. Titta si unisce al coro, anche grazie a Cosmic che fa da gobbo.

La band è davvero notevole. Spicca il chitarrista, bravissimo. Grande importanza hanno anche le esecuzioni della violinista, che hanno uno spazio sempre significativo negli arrangiamenti.
Nonostante un cretino col cappello a falde larghe continui a fare foto con un flash che fungerebbe perfettamente come faro marittimo, ce la stiamo godendo.

Inizia poi una lunga sessione acustica durante la quale Titta, nonostante l’ignoranza Mellencampiana riconosce alcuni brani ascoltati per radio o televisione, tra cui “Small town”, che forse sarebbe stato meglio lasciare elettrica (su questo con Cosmic si concorda) e una toccante “Longest days”.
Poi si ritorna all'elettricità e gli ultimi brani sono entusiasmanti, fino al finale, durante il quale Mellencamp trascina sul palco dal pubblico un ragazzino (incredibile, un ventenne!) e canta insieme a lui. Divertente, l'unico momento di calore verso il pubblico. Dopodichè John ringrazia e se ne va. Ci aspettavamo un paio di bis, invece i roadies iniziano immediatamente ad impacchettare gli strumenti, togliendoci ogni speranza.

Questa mossa lascia tutti sbigottiti e delusi. Cosmic è senza parole:
- Ma come…
- E “Hurt so good”?!?
- E “Human wheels”?!?
- E “Paper in fire”?!?
- E “Wild night”?!?
- E...
- Coraggio Cosmic, non aggrapparti alla transenna, vieni via.
- Ma no, aspetta…E “Key west intermezzo”?!?


EPILOGO

C'è un limite oltre il quale l'atteggiamento scorbutico della star diventa quasi disprezzo, e il nostro John a farci star male c'è riuscito piuttosto bene. Nonostante la bravura della band e la bellezza dello spettacolo, se ne esce con la sensazione di essere stati un po' presi in giro, di aver assistito ad un'esibizione preconfezionata, fresca come la Coca cola quando sei assetato o gustosa come il Big Mac quando sei assalito dalla fame chimica, ma sempre uguale dovunque andrà. Se ci andrà…

domenica 10 luglio 2011

To remind me

John Mellencamp "Longest Days"

Seems like once upon a time ago
I was where I was supposed to be
My vision was true and my heart was too
There was no end to what I could dream
I walked like a hero into the setting sun
Everyone called out my name
Death to me was just a mystery
I was too busy raising up Cain

But nothing lasts forever
Your best efforts don't always pay
Sometimes you get sick
And don't get better
That's when life is short
Even in its longest days

So you pretend not to notice
That everything has changed
The way that you look
And the friends you once had
So you keep on acting the same
But deep down in your soul
You know you, you got no flame
And who knows then which way to go
Life is short even in its longest days

All I got here
Is a rear view mirror
Reflections of where I've been
So you tell yourself I'll be back up on top some day
But you know there's nothing waiting up there for you anyway

Nothing lasts forever
And your best efforts don't always pay
Sometimes you get sick
And you don't get better
That's when life is short
Even in its longest days

Life is short
Even in its longest days

Qui c'è il video dell'esecuzione di ieri sera a Vigevano

domenica 12 giugno 2011

E poi siamo arrivati alla fine...

Ebbene, eccoci qui. Venerdì, con la conclusione dell'anno scolastico, ho terminato anche il mio mandato di assistente alla comunicazione con il caso che ho seguito per tre anni. Un finale deludente a dire poco per un sacco di motivi. Ancora una volta il sentimento di responsabilità non ha pagato. Esco da quest'esperienza con parecchie ferite da guarire, un gran senso di solitudine e la sensazione che il mio lavoro non sia servito a niente e non sia stato considerato per niente. Nessuna soddisfazione, solo amarezza.
Lo so che sembra un gran piangersi addosso e che cose del genere accadono tutti i giorni in tutti gli ambiti lavorativi.
Speravo che almeno umanamente avrei sentito di aver fatto la cosa giusta, e invece no.
Sono sollevata e contenta che sia finita.
Adesso aspetto il futuro.

sabato 21 maggio 2011

Against Fashion 2





In questo post due esempi dell'orrore estetico che prolifera nella moda giovanile...Qui sopra potete vedere i "pantaloni cacca", termine usato dal ragazzino che orgogliosamente li indossa.
Nella seconda foto invece una perversione da girone dantesco: il pantalone cacca fermato alla caviglia con degli elastici...
Da non dormirci la notte!


sabato 14 maggio 2011

ANSIE

Non riesco a fare a meno dell'ansia. Dopo un anno passato a disperarmi e ad agognare la fine di quest'incarico, con l'appropinquarsi di questo termine vengo a conoscenza di possibili cambiamenti del meccanismo di assunzione delle assistenti. Sono preoccupatissima per il mio futuro. A volte mi chiedo se mi sarà mai possibile vivere senza queste continue iniezioni di adrenalina...

mercoledì 11 maggio 2011

Babbei

La settimana scorsa mi era venuta un'idea scemissima: avevo pensato di produrre degli stickers elettorali con una scritta del tipo "A X puzza l'alito". Mi sono fatta una tonante risata, complimentandomi per la stupidità del pensiero...

domenica 8 maggio 2011

RAGE


Vi ho parlato più volte del mio lavoro, e spesso vi ho detto quanto poco sia pagato, regolamentato, riconosciuto.
A dispetto di tutto questi io e molte altre colleghe siamo sempre pronte ad un corso d'aggiornamento e così, nonostante le cose che già ho da fare, mi sono iscritta ad un corso che parte a MAGGIO e presenta una frequenza assurda di 6 ore la settimana (a volte anche di più) suddivise in due serate. Tenete presente che la sede del corso è sperduta nell'estrema periferia opposta rispetto a casa mia.
Ora immaginate che la prima lezione sia stata ieri, sabato, dopo una settimana di lavoro, e che sia durata fino alle 18.
Infine pensate a come si possa sentire un'assistente quando si sente dire che il corso è per stabilire che cosa LEI deve fare e perchè sia capace di far rispettare il patto educativo tra scuola e famiglia.
Non s'è minimamente accennato al diritto di essere riconosciuta come figura professionale, ad un compenso minimo che permetta alle donne ed ai pochi uomini che fanno questo lavoro di vivere dignitosamente senza farsi sfruttare.
Niente di tutto questo. E d'altronde, non è assurdo che si faccia un corso (cofinanziato dalla regione) per una figura professionale che NON ESISTE?!?
Un docente ha detto che l'evoluzione scolastica è molto lenta, ma io lavoro ADESSO, e voglio, pretendo rispetto ADESSO, non tra 20 anni!
E poi siamo noi a doverci mettere la mano sul cuore quando lavoriamo e sacrificarci in nome del bene del bambino/ragazzo che assistiamo.
Quanta ipocrisia.


domenica 1 maggio 2011

Oppio di popoli


In questo giorno che deve essere dedicato a un valore laico come il lavoro, la chiesa cattolica celebra la beatificazione di Giovanni Paolo II alias santosubito. Non so voi, mai io vedo quest'evento come un contributo al tentativo di alcuni di svuotare di significato la data del Primo Maggio.
I valori laici sono continuamente sotto l'assalto della chiesa e dei politici ad essa connessi. Ci si lamenta che nei paesi arabi la popolazione sia vessata da governi religiosi ma a volte non sembra che ci sia molta differenza con l'Italia.

Come se questo non bastasse, siamo circondati da sette e chiese d'ogni fatta, perlopiù d'ispirazione cristiana, che si trovano negli scantinati dei condomini (già ne parlai tempo fa) o in ristoranti esotici nelle zone più periferiche della città. Milano è percorsa in lungo e in largo da evangelizzatori con una targhetta appesa al taschino della giacca, vecchietti macilenti cercano di rifilarti riviste religiose alla fermata del tram. I più giovani della setta citofonano cercando di penetrarti in casa.
Perfino tra le persone che mi sono amiche ci sono appartenenti a questi gruppi e la mia regola numero uno con loro è evitare gli argomenti religiosi (dio non voglia che poi cerchino di evangelizzare anche me).
Sono convinta dell'importanza della libertà di culto, ma non sono certa che tutte queste persone siano convinte della libertà di laicismo.
Tanto per fare un esempio, una mia collega che si occupava di un ragazzo sordo è stata sostituita senz'altro motivo che il fatto di non essere testimone di geova come la famiglia del ragazzo. Roba da denuncia.
Per non parlare delle difficoltà da me stessa sperimentate nel lavorare in una struttura di cl.

La mia idea è che si debba essere liberi di credere o di non credere, senza che questo intervenga nella propria vita lavorativa e pubblica. Poi, nel privato ci s'inginocchi, si canti (senza disturbare i vicini), si faccia un pò quello che si vuole, ma sempre nel rispetto degli altri.
Ecco, è questa la cosa più assurda. Gente che si appropria di parole come AMORE e CONDIVISIONE sembra avere il più assoluto disprezzo per la parola RISPETTO (delle idee altrui). O con me, o contro di me, o dentro, o fuori. Detto tra noi, se Dio è un tipo in gamba come dicono, credo proprio che non approvi un sentimento del genere.

E questo non fa che rafforzare la mia idea sulle religioni, che siano cioè un'emanazione umana del tutto imperfetta che abbia lo scopo di sfruttare e controllare più menti altrui possibile. Se poi a qualcuno piace essere controllato prego, faccia pure. Io passo la mano.

giovedì 21 aprile 2011

La mente divisa

Dopo otto mesi di lavoro a scuola la mattina, lavoro in un'altra scuola al pomeriggio, lavoro per un'associazione culturale, disegni per due libri d'Italiano per stranieri, una cooperativa, studio per l'università...
Ho la mente divisa e sono incapace di concentrarmi...
Passerà, vero?

sabato 16 aprile 2011

Lookalike








Buona Giornata!


Così, perchè non perdo il vizio, perchè sono arrabbiata col mondo ed in particolare con questo paese patetico, perchè ho bisogno di sapere che c'è ancora qualcuno che prende una parte estrema e decisa senza mediare sempre come Don Abbondio, perchè mi piace e basta, pubblico una bella foto del Pierpaolo Capovilla...

venerdì 15 aprile 2011

Rokko e Tico



Ebbene, Rokko ha una nemesi. Non solo nella stessa sua azienda, ma addirittura nello stesso piccolo reparto. Entrami suonano, lui la batteria, l'altro il basso. Lui suona per l'aspetto glamour del rocchenroll,quindi look curatissimo tipo hair metal anni ottanta, l'altro per quello pecuniario, quindi attitudine cool ed esibizioni in cover band di famosi artisti italiani in locali medio grandi con pienoni garantiti e ottimi cachet.


La sua nemesi si chiama Tico.

Da sempre i due si provocano, anche se quasi mai direttamente ma più di sponda, utilizzando i colleghi per far arrivare all'avversario i propri velenosissimi commenti.

Il problema per Rokko è che Tico ha sgamato da sempre le sue balle, ridendone di gusto quando ne veniva messo al corrente da terzi fin dalla notte dei tempi.


L'altro giorno mi è capitato di pranzare in mensa con Tico e dopo qualche convenevole, la discussione si è inevitabilmente spostata su Rokko.


Tico:- Oh! Ma la sai l'ultima?

Io, intuendo al volo si parlasse dell'altro: - No, dimmi...

Tico:- Sai che qualche giorno fa a Milano ha suonato Rogers Waters, no?

Io: - Aha

Tico: - Beh, in quei giorni andava dicendo in giro che lui c'ha suonato insieme

Io: - A chi, a Waters?

Tico:- Si, cazzo! Ti rendi conto?!?

Io: - E' incredibile, non ha perso ancora il vizio eh?

Tico:- Massì guarda, è indecente, ormai la gente lo compatisce proprio

Io: - Eh, già. Guarda, un pò mi spiace...

Tico: - Che poi io dico, inventati che hai suonato con qualcuno di famoso, no? Chi minchia è sto Roger Waters?!?



to be continued?

domenica 10 aprile 2011

Ordinary

Conosco persone illuminate da un perenne, stupendo stato di grazia. Potrebbero fare qualunque cosa in qualunque campo della vita e raggiungerebbero sempre risultati d'eccellenza. Ad altre viceversa le cose che provano vengono fuori sempre un pò così, ma sono comunque encomiabili perchè non si rassegnano e continuano a provarci.

Ecco, io sono del mezzo. Decisamente sbilanciato verso i secondi.

giovedì 31 marzo 2011

Lady Letizia

Mentre il presidente del consiglio furoreggia come stella della stand up comedy e alla camera si riscrive il galateo parlamentare, un pò più a nord, nel nostro piccolo ci divertiamo. Perchè si appropinquano le elezioni amministrative e la campagna elettorale è partita.

Il candidato sfidante ha iniziato un pò prima e sta facendo una campagna garbata ma convincente. L'unico problema è che non fa ridere.

Invece la sindaco uscente si sta impegnando a fondo per portarci al voto col sorriso sulle labbra: suoi infatti sono gli improbabili cartelloni che germogliano sui muri della città. Li vedo viaggiando sui mezzi pubblici e rimango allibita.
Prima di tutto dall'idea (o potremmo dire dalla "non idea") che i prodi pubblicitari al servizio di Letizia hanno utilizzato, cioè la vecchia storia del presidente operaio, presidente imprenditore etc. di berlusconiana memoria.
E così ecco la nostra eroa uscire in tajeur dai suoi palazzi, vestirsi da spazzina e sorriderci con le sue unghie smaltate color sangue e prometterci che la città sarà più pulita grazie a lei. Oppure, abbracciare due simpatici vecchietti (non tanto più anziani di lei in effetti) e farcu sapere quanto buona è stata con loro attivando fiorfior di servizi sociali. E ancora, indicare un punto a caso verso un ipotetico futuro e assicurarci che con lei la città sarà più verde (tenete presente che già da un pò va in giro a dire che Milano è una delle città più verdi d'Europa, mostrando tanto di grafici, che però, ormai si sa, includono anche gli spartitraffico e i vasi di gerani sui balconi).

Non so se ridere o essere indignata, ma credo, al di là del mio giudizio sul'operato di questa candidata, che sia una campagna elettorale veramente triste.
Non che gli sfidanti e gli alleati siano tanto meglio (valga per tutti quello che dondola da un palo che tiene l'insegna del metrò con la M capovolta a mò di W -viva-), ma qui, insomma, siamo di fronte a una persona che ha un sacco, ma proprio un sacco di soldi e poteva fare meglio.
A volte poi ti rendi conto che alcune foto sono photoshoppate e lei non è veramente lì coi bambini attraverso i quali prova a rassicurarci che le famiglie sono al centro dei suoi pensieri. Allora beh, che devi dire?

Una faciloneria del genere può essere dettata sia da un'esagerata fiducia in sè stessa sia da una clamorosa mancanza d'idee. Se dobbiamo giudicare dalla pubblicità, qualora le elezioni la rivedessero vincitrice...sappiamo cosa aspettarci

Come hell or high water


Quanto sono importanti i micromomenti della giornata?

Il mio preferito è alla mattina, dopo cappuccio e cornetto al solito bar, quando salgo in macchina per raggiungere il lavoro e mi fumo una marlboro godendomi musica rumorosa a volume molesto.

L'ultimo momento di quiete prima che si scateni l'inferno.

lunedì 7 marzo 2011

Le parole per non dirlo

Sto per toccare un argomento molto delicato. Anche se mi vanto di essere piuttosto cinica non è mia intenzione risultare offensiva nei confronti di nessuno, semmai il contrario, ristabilire un certo rispetto per temi dolorosissimi.

E allora parliamo di giovani scomparse ed uccise, di Sarah Scazzi e di Yara Gambirasio e di quelle troppe creature che scompaiono da vive e riappaiono purtroppo da morte. La loro fine è mostruosa, e tutti (almeno per qualche giorno) sono sotto shock. Poi, inevitabilmente, all'orrore fa seguito la commozione, e qui iniziano i guai.
La nostra struttura emotiva, ormai completamente succube dei desideri e dei ritmi televisivi, non regge alla consapevolezza del delitto, alla presa di coscienza di ciò che si è consumato in un ambiente apparentemente pacifico.
La paura di sapere quanto orribile sia la realtà, la paura che una cosa del genere possa accadere anche a chi ci è caro, ci spingono verso una consolazione patetica e per me ormai insopportabile.
I pupazzi di peluche, i bigliettini con frasi che tentano il poetico, l'immancabile ritornello che vuole che la giovanissima vittima "Sia diventata un angelo e sia volata in cielo" mi danno il voltastomaco.
Tutte queste parole zuccherose e questi gesti di auto consolazione mutuati dalla cristianità mi danno l'impressione di una fuga: una fuga da quel dolore terribile che deve colpirci in modo che non scordiamo e che possiamo essere vigili in futuro; una fuga dal senso di colpa perchè forse in molti nei due piccoli paesi colpiti da queste tragedie sapevano, avrebbero potuto intuire il pericolo che si celava nel pacifico quotidiano; una fuga pura e semplice dalla realtà.

Il cielo si riempie di angeli e la terra di anime pie che scrivono bigliettini commoventi con cui si lavano la coscienza e tentano di dimenticare (di dare un contributo all'evento!), così che al prossimo delitto si possa rimanere ancora come sorpresi: "Chi se lo sarebbe immaginato".

Questo m'inorridisce. Non voglio dimenticare come mi sono sentita, voglio ricordare quei momenti terribili in cui ho appreso del ritrovamento dei due corpi, di Sara e Yara, voglio sentirmi male perchè credo che solo attraverso questa nausea possiamo difenderci dal processo di desensibilizzazione che ci sta facendo passare qualunque cosa come una fonte di spettacolo.
Voglio che la si smetta di girarci intorno nelle trasmissioni del pomeriggio tirando in ballo Facebook, psicologi catodici, soubrette da quattro soldi. Voglio rispetto. E voglio silenzio.

domenica 27 febbraio 2011

EEEEEEEEEEEEHHHH??!?!?!

A parte tuonare contro i suoi nemici immaginari, gay e comunisti, il nostro ministro primo se la prende con la scuola pubblica che -dice lui- non educa.
Mmm...Ammettiamo che sia vero, non è lui a capo del paese? Non è sua e dei suoi ministri la riforma della scuola che sta imperversando in questi anni? Non è un pelino contraddittoria questa cosa? Non so, ditemi voi...

domenica 20 febbraio 2011

mercoledì 9 febbraio 2011

Finesse...


Qualche anno fa, quando Tiziiana Maiolo era Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano, una ragazza rimase uccisa in un cassonetto per i vestiti usati della Caritas, nel tentativo (era inverno) di recuperarne qualcuno. Il commento dell'Assessore fu qualcosa del tipo "Stava rubando".

Ieri, all'indomani della tragedia del campo Rom di Roma in cui sono morti bruciati 4 bambini, la signora di cui sopra ha nuovamente sfoderato la sua indubbia classe e si è prodotta nel commento riportato in quest'articolo di REPUBBLICA.

Che dire. Sono abbastanza sconcertata, non solo per la gratuità di questi insulti (perchè tali sono) nei confronti di un'intera popolazione, ma perchè fatta da una donna e soprattutto da una donna che in passato aveva come compito di occuparsi anche delle situazioni di disagio di queste persone. Un pò come Erode al Ministero della Pubblica Istruzione.
Mi risulta che nella nostra Costituzione sia sancita l'uguaglianza delle persone a prescindere dal colore, razza, religione, genere, provenienza. Non so, sbaglio?

Noi non ce ne ricordiamo, ma durante il Nazismo gli ebrei erano diventati colpevoli di tutto. Tutti li odiavano, tutti gli davano la colpa di qualcosa. Totalmente folle. Non vi sembra che anche quest'odio sempiterno per i Rom sia un tantino irrazionale? I buoni e i cattivi ci sono dappertutto, ci mancherebbe, ma non credo in una cattiveria genetica. Personalmente sto cercando di conoscerli e comprenderli, almeno un pò, e capire le ragioni che li rendono tanto impopolari, il motivo per cui non sento immediata simpatia per loro. CI PROVO, perchè nel cuore (scusate la mielosa retorica) so che non è giusto (perchè non è giusto) odiare aprioristicamente un gruppo, una popolazione, per il solo motivo che sono una popolazione, appunto.

Ma forse anche un genuino odio da parte di questa persona sarebbe per lei un complimento.
La Maiolo è ora membro di Futuro e Libertà e probabilmente si sente in campagna elettorale: mancando di progetti ed idee da proporre sembra aver trovato rifugio "ideologico" in un argomento che è trasversale a tutti i partiti, l'odio per i Rom.

Al di là di tutto questo un'intervento del genere è di pessimo gusto. Un pò come se venisse qualcuno al funerale di vostra nonna e oltre a sputare sulla tomba vi dicesse "Se l'è meritato, e te lo meriteresti pure tu!"
Quando si è bene educati, si è bene educati.


mercoledì 2 febbraio 2011

The kids aren't alright 2

Saltano fuori i bonifici che Berlusconi inviava alla madre di Noemi...Lo sapevamo ma la cosa fa sempre impressione... con che faccia possiamo ora andare a dire ai paesi come la Thailandia o Cuba che la prostituzione minorile è male?
Una vera vergogna.

venerdì 28 gennaio 2011

The kids aren't alright

Lo scandalo sulle notti di Arcore e la partecipazione di prostitute minorenni ai presunti festini mi sta dando da pensare.
Ovviamente tutta la faccenda è disgustosa, ma se si supera la fase "emotiva" (chiamiamola così), emergono altre considerazioni.

Penso a queste giovani che si prostituiscono e dico la prostituzione a volte è perfino una scelta, contente loro...Ma queste donne non si accontentano dei soldi, per tanti che siano. E nemmeno di fare le veline o le presentatrici...No, vogliono un posto a Roma, vogliono fare i ministri, avere delle cariche pubbliche. E' un pò come se un cieco pretendesse di guidare una Ferrari in gara...Con le conseguenze che si possono immaginare.
Questo sistema -sta qui lo scandalo- glielo lascia desiderare e se sono abbastanza "meritevoli" trasforma in realtà quello che da un'altra parte sarebbe considerato un delirio d'onnipotenza di qualche fighetta fuori di testa. Ma peggio ancora, l'opinione pubblica finisce col ritenere normale questo genere di avvenimento, avere un'igenista dentale come consigliere regionale o una modella di calendari come ministro delle pari opportunità.

Da qui genera poi la perversione che trasforma alcuni disgraziati genitori in ruffiani che vendono al "sultano" la loro prole. Ci s'indigna giustamente per la prostituzione minorile nei paesi del terzo mondo, ma quando avviene qui, nei confini Italiani non c'è indignazione, anzi, alcuni plaudono a tanta furbizia. Vien da pensare che sia solo una questione di prezzo, non val la pena di vendere una figlia per qualche dollaro come avviene in Thailandia, a Cuba, in Messico, bisogna chiedere ben altro: posti statali, ingaggi televisivi, buste contenenti migliaia di euri.

E che tipo di valori possono avere ragazze con genitori così? Quale può essere la loro idea di carriera? Di quale relazione affettiva o d'amicizia possono essere capaci?
In un'intercettazione Nicole Minetti dice che Berlusconi gli ha rovinato la vita...beh, non solo la sua, con la sua logica di scambio l'ha rovinata ad un sacco di ragazze e ragazzi, un sacco davvero.

mercoledì 26 gennaio 2011

Pit Stop

Dopo quattro mesi di frenetica attività e vari casini, le acque si stanno quietando. No, anzi, tutto si sta fermando.
Il libro d'Italiano per Stranieri per il quale sto disegnando dall'agosto scorso è fermo, mi è stato detto che la casa editrice a cui l'autrice l'aveva proposto l'ha rifiutato. Lei però non me lo ha ancora comunicato ufficialmente. Nel dubbio ho rallentato i ritmi di produzione fino al coma.
Il mio ragazzino inizia a febbraio uno stage di due mesi. Questo dovrebbe allentare l'attività a scuola e favorire i miei studi universitari.
Dovevo iniziare un lavoro sempre con persone sorde a febbraio ma per un malaugurato inghippo burocratico unito alla mia buona educazione (qualcuno ha detto che la buona educazione uccide. E' vero) temo che sfumerà a favore di un mio collega.
L'attività dell'associazione culturale alla quale ho aderito non è ancora partita e con tutti gli impegni delle donne che ne fanno parte chissà quando inizierà a macinare.
Anche altri gruppi di lavoro sempre nell'ambito della sordità sembrano caduti in letargo.
Restano il teatro e l'università.
Questa pausa ci vuole e anche se sarei tentata da nuove offerte di lavoro non ho il coraggio di accettarle e fare cambiamenti, mettermi in nuove situazioni ed affrontare un mare di nuovi problemi. Non adesso, davvero. Ho bisogno di un restart.
Spero solo che la furia lavorativa dei mesi scorsi porti frutti, anche economici visto che l'ultimo stipendio risale a novembre 2010...



Un Americano a Milano


Sabato scorso eravamo al bar del nostro amico Mario. Lui è un fan esagerato di Elvis, canta e durante i tanti anni di attività ha incontrato un pò tutti i pezzi grossi della scena Italiana degli anni 60/70/80.
Il suo bar è un inno alla musica ed ai suoi amici. E sabato scorso appunto, è venuto a trovarlo un suo amico. Dopo qualche telefonata dalla porta è entrato un rockabilly. Ciuffettone laccato, jeans con la riga, stivaletti da cowboy, non mancava proprio niente.
Si è seduto al nostro tavolo e ha cominciato a chiacchierare con Mario, dopo dieci anni che non si vedevano avevano un sacco di cose da dirsi: il nostro ospite (che possiede una vera Cadillac verde con le pinne!) era appena tornato dagli USA dove si era fermato per diverso tempo, yeah. Purtroppo, a causa di un artbrek ha deciso di tornare in patria, al suo lavoro al policlinico(!).

Ero affascinata: l'intercalare in Americano ("Daniela, dammi uno scoc, please, un Gionni Uolckr. Sì, il litro di vino bianco lo finisco dopo") gli scattini della testa, lo sguardo obliquo e piacione, la camicia aperta sui peli del petto e gli occhiali Rayban, mancavano solo il piatto di spaghetti e la bottiglia di vino di Alberto Sordi, avrei potuto urlare.

Mario ha attaccato a parlare di un ragazzo che ha istruito per diventare sosia di Elvis e che ora lo fa di lavoro. L'ospite si sporge verso di me e dice complice: "Io non amo imitare altra gente...". Ho risposto diplomaticamente mentre pensavo che forse Elvis non lo imita ma sicuramente qualche citazione la fa...
Poi, per mostrarci che la sua ugola è ancora in tiro nonostante l'attuale inattività musicale ("Noffing et de moment!" ha risposto alla domanda di Mario sui suoi attuali progetti discografici) ha preso la chitarra appesa al muro e ci ha cantato un paio di canzoni rock n'roll, niente male, devo dire. Sembrava di essere sotto il palco di un concerto: mi aspettavo che zompasse sul tavolo, ma si è contenuto.
Poi, improvvisamente s'è interrotto a metà di una canzone, è scattato in piedi ed è andato a fumare in maniche di camicia! fuori. Solo per questo gesto di sprezzo verso le temperature artiche si sarebbe meritato il titolo di "Simpatico Sbruffone 2011".

A questo punto il fidanzato m'ha richiamato all'ordine: c'era da fare la spesa...Peccato, non sono incontri che si fanno tutti i giorni questi!

mercoledì 19 gennaio 2011

He did it his way

Siamo forse agli sgoccioli dell'era di Mr B: travolto nuovamente e più sonoramente dall'inchiesta sulle notti alla villa di Arcore, da cui emergono particolari raccapriccianti e talora ridicoli.
I giornali ne sono pieni, le tv ce li elargiscono a piene mani. L'immagine di un uomo di Stato, anzi di uno stato che prima aveva la S maiuscola e sotto la sua guida s'è trasformato in una barzelletta per tutto il mondo, si sta sgretolando, per rivelare qualcosa di peggio di quello che ci eravamo immaginati.
Dentro quel rigido vestito che costa milioni, quelle scarpette col rialzo, sotto quei capelli trapiantati e lo spesso cerone c'è un uomo anziano, terrorizzato dalla vecchiaia, sfruttato e imbrogliato dai suoi "amici", all'inseguimento di una bella gioventù che è disposto a pagare, pur di illudersi di esserne all'altezza e che -lo sa bene- se non fosse così ricco e potente lo prenderebbe a calci in culo.

In fondo era quello che voleva, lo sapeva perfettamente mentre recuperava i suoi adepti qua e là a suon di milioni, sapeva che gli erano fedeli e che lo avrebbero servito finchè fosse stato in grado di foraggiarli.

Fa senso. Ma più ancora fa senso l'idea che con quest'impero moderno verrà a sgretolarsi una parte consistente della realtà costruita da Mr. B che non si limita alle televisioni, ma comprende scuole private, supermercati, banche e un mucchio di altre cose che hanno dato forma in questi anni ad esistenze preconfezionate che improvvisamente appariranno per quello che sono. Posso immaginarmi le persone che hanno vissuto in questo "paese delle meraviglie" mentre gli crolla la facciata del palazzo dove lavorano e scoprono che cacchio, era una scenografia di cartapesta, guardano meglio il diploma di recupero di anni scolastici del figlio e vedono che è scritto su un foglio di quaderno, entrano in banca e si accorgono che è finta tutta intorno a loro e gli impiegati sono solo figuranti delle televendite.

Ci ha trasformati (con la nostra connivenza) in sue creature, a sua immagine e somiglianza. La sua dipartita politica è come la fine di un incantesimo che ci aveva trasformato in un qualcosa di incredibile, una massa di illusi che credono di essere fighi e non lo sanno ma sui jeans di D&G hanno le pezze.
E rotto l'incantesimo, ognuno potrebbe tornare al proprio posto: le consigliere regionali ritornerebbero ad essere igieniste dentali, alcuni ministri tornerebbero commercialisti, ognuno smetterebbe la maschera e tornerebbe ad interpretare il vero sè stesso.
Sarebbe come svegliarsi da un sogno che abbiamo ritenuto vero, una bugia nella quale alcuni si sono cullati ed altri non hanno voluto addormentarsi, come ne "L'Invasione degli ultracorpi".
Sarebbe ora. Sarebbe ora che suonasse la sveglia.

mercoledì 12 gennaio 2011

E se bussassi alla tua porta (stanotte)?

Non riesco a togliermi dalla testa questa canzone


What if I came knocking
On your front door some night?
Would you open the window
And drop me down the key?
What if I came knocking
On your bedpost that same night?
Would you open up your heart
Or try to get the best of me?

What if I came knocking
On your brain the next day
And ask for your truth and your love and your honesty?
Would you build up your big walls
And try to hide behind that smile
Or would you try to pull the wool right over me?

So what if I came knocking?
So what if I came knocking?
So what if I came kicking
And it scared you a little bit,
And I came on strong
Would you think
That there's something wrong with me?
Or could it be your fears
Of trying something real
Or just afraid to touch
A guy like me?

What if I came knocking?
What if I came knocking?
What if I came knocking
On your front door some night? Ahh

So let's just say it worked out
Like a storybook dream
And we lived happily ever after.
Fa la la la.
But what if I came crying
After just a few weeks
And said I misread my heart,
This is not really meant to be? yeah

So if you hear some knocking
On your window tonight
You can bet that it's probably me.
But let it be known
That we're just a pair of tumbling dice
And the outcome of these crap shoots
Is hard to see.

So what if I came knocking?
So what if I came knocking?
So what if I came knocking
On your front door tonight? Ahh
So what if I came knocking?
Knock, knock, knock, knock, knock, knocking
Kick, kick, kick
What if I came knocking
On your front porch tonight, tonight?


by John Mellencamp


venerdì 7 gennaio 2011

Fissazioni




Tempo fa ho scritto dell'ossessione del mio fidanzato per le pulizie. Potrei entrare nel particolare analizzando la sua idea di pulito (che per me è più un'apparenza) e la mia (che si avvicina a quella dei miei genitori, più lindi di un chirurgo) ma non voglio annoiarvi.
Vi racconterò invece delle sue fissazioni, che danno a lui l'illusione di un mondo più lindo e a me una gran rottura di palle.

Abbiamo appena trascorso qualche giorno nella sua casa in campagna. L'ultima volta ci eravamo stati l'estate scorsa e l'avevamo lasciata scintillante, come nuova. Appena entrati, mentre io mi occupo della gatta che è un pò sconvolta dal viaggio, lui comincia ad andare su e giù, controllando le stanze. Arriva in cucina e mi dice soddisfatto "L'abbiamo pulita per benino la casa!".
Però chissà com'è, non passa un minuto con me. E' in perenne movimento, lo sento trafficare, prendere la scopa combinare e scombinare. Quando salgo al piano di sopra mi pare non ci sia niente di diverso.
Poi, una sera mi rivela un orribile segreto: l'acqua del luogo contiene molto calcare.
E allora?
Allora ha visto un accenno di calcare sullo scarico della doccia, ma non sa come pulirlo, dato che grattare non si può e nemmeno si può usare l'anticalcare. Trattengo un chissenefrega e aspetto il resto, che puntualmente arriva:
"Bisogna asciugare bene la doccia"
"?"
"Quando usi la doccia la devi asciugare bene, assicurati che l'acqua dal piatto finisca nello scarico e poi asciuga lo scarico."
Così mi ritrovo a pulire la doccia dall'interno, mentre ancora ho addosso l'accappatoio.
Non solo. Per la stessa ragione, ogni volta che mi lavo le mani devo asciugare il lavandino.
Se questo non fosse abbastanza trovo immancabilmente tutti i lavandini col tappo chiuso. Perfino la vasca da bagno. Tu vai per lavarti i denti, ti fermi un secondo di più a guardarti nello specchio, ed il lavandino si sta riempiendo d'acqua e schiuma.
Il motivo di cotesta nuova usanza non lo so. A Milano dice che arriva cattivo odore dalle tubature, ma qui...pare un pò strano. Comunque mi sembra un'assurdità.
Vi faccio notare che a fronte di tanto zelo, lui comunque non passa mai l'aspirapolvere nè in campagna nè a Milano...

E poi va in crisi per la spazzatura. In campagna fanno la raccolta differenziata, i sacchi vengono ritirati in giorni diversi e abbiamo quattro tipi di sacchi diversi. Ora, è possibile che non faremo in tempo a farci ritirare tutto, ma dato che ci sono delle campane della differenziata sulla strada del ritorno, perchè farsi tante menate? Perchè meditarci tutti i giorni? Che giorno ritirano la plastica? Ah, ma è festivo. E il secco non riciclabile? Una vera paranoia. E poi oggi parte per portare alle sopracitate campane la monnezza e mi saluta dicendo "Io vado a portare la spazzatura" con l'aria di chi va in Mission Impossible...

A chiudere (ma ce ne sarebbero altre da raccontare) il nostro Capodanno: arriva la mezzanotte, sono al telefono con mia zia e passeggio per il salotto, inavvertitamente colpisco con un piede un piattino con una candela, che avevo messo per terra per cercare di creare un minimo di atmosfera nella stanza. Si rovescia un pò di cera sul pavimento. Non è una tragedia mi pare, son piastrelle, verrà via. E invece, prevedibilmente, mi becco la prima ramanzina dell'anno, manco avessi rovesciato un martello pneumatico acceso, su quel cazzo di pavimento.
Poi ditemi se non mi devo incazzare...